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Esplosione in una fabbrica pirotecnica ad Arpino

ancora non chiare le cause dell'incidente

La prima esplosione potrebbe essere partita da un errore nella miscelazione delle polveri ma sulle cause della strage avvenuta ieri pomeriggio nella fabbrica di fuochi d’artificio “Cancelli” ad Arpino, nel frusinate, ancora si deve fare piena chiarezza. Per consentire i rilievi l’area della fabbrica, sui Monti di Arpino, è stata sequestrata e la Procura di Frosinone ha aperto un’inchiesta.

La grande deflagrazione, avvenuta intorno alle 15, ha provocato la morte di sei persone: il titolare della ditta di fuochi d’artificio Claudio Cancelli ed i suoi due figli, Giovanni e Giuseppe e di altre tre persone: Francesco Lorini, Enrico Battista e Giulio Campoli. Nessuna delle sei persone che era all’interno della fabbrica è riuscita a mettersi in salvo. Due dei tre capannoni sono andati totalmente distrutti. “Macchine accartocciate, mura crepate, blocchi di tufo e cemento sbalzati a decine di metri" –racconta un testimone-. Per tutta la notte sei squadre dei vigili del fuoco e gli uomini della protezione civile hanno lavorato senza sosta per spegnere le fiamme.

La preoccupazione sulle norme di sicurezza è giunta sia da sindacati che politici. Secondo i dati INAIL le aziende di giochi pirotecnici, spesso a conduzione familiare sono tra le più pericolose, in 4 anni si contano 350 incidenti nel settore, con 24 morti. La fabbrica di Arpino, come sottolinea il sito internet dell'azienda, era “dotata di un sistema di sorveglianza” e sembra rispettasse tutte le norme di sicurezza. Intanto il sindaco di Arpino, Bruno Vano, ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali delle sei vittime.
 
 

[13-09-2011]

 
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