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I numeri della criminalità romana

la maggior parte degli omicidi avviene di giorno. Troppi i casi irrisolti

Circa un paio di settimane fa, dopo l’agguato fatale a Flavio Simmi, i media si scatenarono parlando di Roma come di Chicago negli anni ’20. Dopo l’omicidio di Simone Colaneri a Primavalle di due giorni fa, il 23esimo dall’inizio dell’anno, ciò che emerge terribilmente e con chiara evidenza è che il rapporto della criminalità con questa città sta cambiando.

Da faccenda nascosta la malavita romana nell’accezione più larga possibile, e quindi non esclusivamente quella “organizzata”, si è trasformata in evidente, da comprimaria a protagonista: per quantità e per qualità, nei numeri come nei modi.

Il 23esimo omicidio sotto al cupolone “tripla” quelli avvenuti a Napoli dove nel 2011 si registrano "solo" 7 omicidi. Sono altri, tuttavia, i fattori che devono far riflettere. Primo: gli ultimi omicidi sono opera di killer. Niente gente esasperata o impazzita ma assassini che pianificano l’agguato e lo effettuano per bene. 16 degli omicidi sono vere e proprie esecuzioni.

Secondo: tutto avviene di giorno. L’oscurità non è un fattore: chi uccide non teme di essere riconosciuto, il che significa che non ha paura neppure degli eventuali testimoni. Questo è il fattore più drammatico perché se da una parte dimostra la forza della malavita, dall’altra dimostra la paura delle persone della zona in cui l’omicidio si svolge. Prati e primavalle non sono il deserto e pensare che nessuno abbia visto o sentito non è credibile. Più opportuno, purtroppo, pensare che la gente ha paura.

Terzo, e ultimo fattore, il più impietoso: i risultati delle indagini. Troppi i casi irrisolti di omicidi avvenuti alla luce del sole: il che la dice lunga sulla forza di questa malavita romana. Che non fa la voce grossa fuori del raccordo ma spara in faccia a Prati e in altre zone tuttaltro che periferiche.
 
 

[29-07-2011]

 
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