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Eccellenza: il Padova è campione d’Italia

Nella finale del campionato, Padova supera Rovigo 14-18. Partita bellissima, che i tuttineri vincono grazie alla mischia

La finale – Dopo 23 anni, il Petrarca Padova è di nuovo campione d’Italia. I tuttineri battono Rovigo 14-18 proprio allo stadio Battaglini, nella tana dei rossoblu. Partita bellissima, intensa, con il Rovigo che scappa via, il Padova che tiene, recupera, sorpassa e mantiene il vantaggio. Vittoria di mischia, quella di Padova, una mischia che dopo i primi minuti ha dominato quella del Rovigo. Eccellenti le prove di Costa-Repetto (due mete per lui e il riconoscimento di man of the match) e di Bertetti (enorme in difesa). Padova più forte dell’infortunio a Walsh e degli acciacchi a Mercier. Il Rovigo perde la partita che i 7000 del Battaglini non si aspettavano di perdere dopo un campionato letteralmente dominato. Ma a vincere il titolo è Padova, che infila in bacheca il 12° scudetto della sua storia.

Primi minuti con i fuochi d’artificio: l’ovale scorre, penetrazioni palla in mano, up & under e intercetti. C’è di tutto: intensità, voglia di giocare, un attacco dopo l’altro. E non si deve aspettare troppo per la prima meta. La segna Rovigo con Mahoney, Bustos trasforma. Padova non si scompone, prova a forzare la mischia chiusa di Rovigo ma le prime sfide le vincono i padroni di casa. Che però azzardano troppo su un contrattacco e concedono una punizione che Mercier non sbaglia: 7-3. La partita si fa più frammentata: c’è intensità però calano le occasioni. Padova tiene più palloni, prova più attacchi: ma la difesa del Rovigo è perfetta, aggressiva, avanzante. Un fallo in mischia chiusa fischiato a Boccalon dà comunque a Mercier la possibilità di calciare ancora tra i pali, ma l’ovale vola fuori tra il boato della folla di casa. È Rovigo a dare l’impressione di poter colpire e la difesa di Padova non sembra essere impeccabile come quella avversaria. Anzi: gli ospiti si complicano addirittura la vita e la pagano cara. Su un contrattacco di Rovigo, Bertetti è bravo a salvare sulla meta. Si forma una ruck a un paio di metri dalla linea. Ma anziché calciare, il Padova decide di contrattaccare proprio da lì. Finisce che l’ovale arriva tra le mani di Bacchetti, che sguscia via tra le maglie nere e va a marcare una meta magnifica. Bustos trasforma e il Rovigo fugge via 14-3 al 25°. Lo stadio Battaglini non lo sa, ma sono gli ultimi punti che il Rovigo segnerà nella finale. Il Padova comincia a carburare sul serio proprio da lì. Il sottomano di Barbini per Galatro è stupendo, ma la difesa rosso-blu è una muraglia. E così il Padova deve riordinarsi intorno alle cose che gli riescono meglio, vale a dire la mischia chiusa: i tuttineri si portano stabilmente nella metà campo avversaria e inchiodano ripetutamente il Rovigo a pochi metri dalla loro linea di meta. Mischie chiuse una dopo l’altra: e alla fine la meta arriva. È Costa-Repetto a raccogliere l’ovale e a schiacciarlo. Mercier non sbaglia dalla piazzola. Sono punti fondamentali, che riportano sotto il Padova: 14-10 al 32°. È un buon momento per gli ospiti, il Rovigo è costretto ad essere perfetto il difesa ma concede un paio di punizioni. La prima Mercier la manda tra i pali per il 14-13. La seconda Padova la gioca in touche per un attacco a ridosso della meta: Rovigo regge, a fatica ma regge e può andare negli spogliatoi con un punto di vantaggio. 

Ma nel secondo tempo si riparte esattamente da dove ci si era lasciati, e cioè con il Padova a spingere e il Rovigo a difendere. La mischia dei tuttineri ha ormai preso le misure degli avversari: la spinta del pack è inarrestabile, e Costa-Repetto è una volpe a prendere palla e a schiacciare. È il sorpasso: 14-18 al 45°. Il punteggio non cambierà più. Il Rovigo corre ai ripari in prima linea (fuori Boccalon, dentro Milani) e prova a scuotersi: lo fa al 53° con una bella accelerazione di Bacchetti. Ne fa le spese Walsh, colpito duro nel tentativo di fermare l’ala del Rovigo. L’apertura di Padova resta a terra qualche minuti, i primi secondi privo di conoscenza: cronometro fermo a lungo, tanta paura prima di un sospiro di sollievo. Ma la sua partita è finita: Mercier scala all’apertura. Il match comunque sembra non cambiare: Padova ormai domina in mischia chiusa e Rovigo fatica a fare suo l’ovale. Per i rossoblu potrebbe farsi davvero dura: fallo in mischia chiusa, ma Mercier dalla piazzola grazia i padroni di casa. E incredibilmente il Padova rischia di pagarlo. Rovigo infatti sfiora la meta un minuto dopo: fasi d’attacco infinite, alla fine Basson e Montauriol non si capiscono a una spanna dalla meta. Il Rovigo sembra perdere lentamente lucidità e smalto, eppure trova le forze per sferrare un attacco ripetuto alla linea di meta avversaria, incominciando i minuti più palpitanti della partita. È il 28°, l’arbitro deve chiedere l’aiuto del TMO ma la meta non c’è, c’è solo una punizione da vantaggio precedente che viene calciata ancora in touche. Rovigo vuole la meta, approfitta di essere vicino alla linea come lo è stato molto poco durante tutta la partita. E sull’attacco di Calanchini l’arbitro deve chiamare in causa ancora il TMO. Un’attesa infinita, prima della decisione: non è meta, neanche stavolta. Si riparte da una mischia a 5 metri per Rovigo, l’ovale viene giocato ma il Padova riesce a recuperare e a calciare via dopo 6 minuti di assedio. Le speranze scudetto del Rovigo finiscono qui: Padova porta l’ovale nella metà campo dei rossoblu, gestisce il possesso con pazienza e le ultime forze rimaste. Fino al fischio finale. Il Padova espugna il Battaglini ed è campione d’Italia. 

Antonio Scafati

[28-05-2011]

 
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