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Processo Cucchi, le prime testimonianze

Un carabiniere "nel momento dell'arresto stava bene"

E' iniziata con l’esame dei primi testimoni, otto carabinieri citati dai pm Vincenzo Barba e Francesca Loy, la prima udienza dibattimentale del processo per la morte di Stefano Succhi.

Il 31enne romano venne fermato dai carabinieri al parco degli Acquedotti per spaccio di stupefacenti la notte del 15 ottobre 2009. Sette giorni dopo morì nel reparto detentivo dell'ospedale 'Sandro Pertini', in circostanze ancora tutte da chiarire. Davanti alla III corte d'assise di roma, presieduta da Evelina Canale, il primo teste a comparire questa mattina è stato il maresciallo Roberto Mandolini, ex comandante della stazione Appia dei carabinieri, dove il giovane fu condotto per il fermo. 

"Cucchi - ha detto Mandolini - lo trovammo nei pressi dell'Appio Claudio mentre stava cedendo sostanza stupefacente. Avevamo avuto una relazione confidenziale che ci aveva indicato come nei pressi della chiesa di San Policarpo c'era dello spaccio. Era tranquillo, spiritoso; l'unica sua preoccupazione era per la reazione che avrebbe avuto la famiglia per la sua cattura. Disse che non stava molto bene con il fegato, forse che era epilettico, ma parlò soprattutto della sua tossicodipendenza".

Nelle testimonianze dei militari vengono ripercorsi tutti i passaggi che portarono Cucchi dall'arresto in flagranza alla perquisizione a casa dei genitori, dal trasferimento al comando di Tor Sapienza fino a piazzale Clodio per l’udienza direttissima. Tra molti “non ricordo”, una certezza: quella notte, condotto in caserma insieme a due albanesi, Stefano stava bene.

Sono dodici le persone imputate: sei medici, tre infermieri e tre guardie carcerarie. A seconda delle singole posizioni processuali, i reati contestati sono lesioni e abuso di autorità, favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsità ideologica. Nel processo si sono costituiti parte civile anche cittadinanza attiva e il comune di Roma.
 
 

[28-04-2011]

 
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