di Svevo MoltrasioFergus convince il suo migliore amico Frankie ad unirsi a lui in una squadra di mercenari che operano a Baghdad. Quando proprio Frankie verrà ucciso, Fergus tornerà in patria e nel ricostruire le ultime ore dell’amico si ritroverà nel bel mezzo di un oscuro intrigo.
L’ultimo film di
Ken Loach è passato, come consuetudine, in concorso al Festival di Cannes – 2010 – dove però non ha riscosso troppi consensi. Scritto come d’abitudine da
Paul Laverty, segna un ritorno al dramma per il regista britannico dopo l’episodio comico de IL MIO AMICO ERIC.
Loach dice la sua sulla guerra in Iraq seguendo il punto di vista di chi in quei territori ci si ritrova a combattere esclusivamente per soldi. Dei mercenari – contractor, all’inglese – coinvolti in loschi giri, tra sparatorie e uccisioni, spesso pedine in mano a ricchi imprenditori di società private. Lo spaccato prende il via da un legame d’amicizia spezzato dalla morte, con il protagonista che, attanagliato dal senso di colpa e dai sospetti, inizia ad indagare tirando fuori terribili verità.
Loach semina indizi che sempre più vorticosamente sembrano chiarire la faccenda salvo poi giocarsi diversi colpi di scena che complicano la soluzione. La visione è incalzante, grazie al duro racconto e alla narrazione tesa, ma troppo spesso gli snodi si risolvono su espedienti di genere – thriller – che cozzano con il desiderio di denuncia e il realismo della messa in scena. Lo stesso protagonista vive di momenti e sviluppi artificiosi – il legame con la vedova dell’amico, ma anche la scelta finale – e alla fine più del lato umano, sembra prevalere quello del giustiziere imbattibile.