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Chiusura indagini sul caso Marrazzo

8 richieste di rinvio a giudizio per quattro carabinieri, tre pusher e un trans

Si concludono oggi i tre filoni di inchiesta sui quali stava lavorando la Procura della Repubblica di Roma, in relazione all’ormai noto “caso Marrazzo”, dal quale sono scaturite poi altre due inchieste, riguardanti l’uccisione del pusher Gianguarino Cafasso, trovato morto il 12 settembre 2009 all’Hotel Romolus nella periferia nord di Roma, e l’altra inchiesta sulle , ad opera dei quattro carabinieri indagati, il maresciallo Nicola Testini e i colleghi Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Antonio Tamburrino.

Sotto inchiesta anche la trans , nota con il nome di Natalì e tre pusher, Emiliano Mercuri, Massimo Salustri e Bruno Semprebene, che, secondo gli inquirenti, spacciavano droga agli stessi trans.

I reati – Tra i vari reati contestati agli indagati, che ora sono a rischio di processo, i più gravi sono senz’altro l’associazione per delinquere, imputata al maresciallo dei carabinieri Nicola Testini e ai suoi colleghi Luciano Simeone e Carlo Tagliente. L’omicidio volontario premeditato e aggravato del pusher Cafasso, per il quale è indagato solo il maresciallo Testini, e le perquisizioni e le rapine ai danni dei trans, che coinvolgono Testini e Tagliente.

La vicenda Marrazzo – Il 20 ottobre 2009 scoppia lo scandalo del Governatore della Provincia di Roma, Piero Marrazzo, coinvolto in una storia di ricatto e prostituzione: il ricatto sarebbe stato posto in essere da quattro carabinieri in possesso di un video che ritraeva lo stesso governatore in casa della trans Natalì, nella nota via Gradoli a nord della capitale, in presenza di sostanze stupefacenti e in atteggiamenti compromettenti. I carabinieri girarono quel video il 3 luglio dello stesso anno, in occasione del blitz, da loro appositamente organizzato, durante il quale fecero irruzione nell’abitazione filmando Marrazzo e la trans semivestiti e in atteggiamenti intimi. Nell’aprile del 2010, dopo varie indagini, la Corte di Cassazione dichiara il governatore “vittima predestinata di un’imboscata” e conferma l’arresto dei carabinieri.

La morte del pusher – Nel frattempo il 12 settembre 2009, il “pusher dei trans”, così viene definito Gianguarino Cafasso, viene trovato morto in una stanza dell’albergo Romulus sulla via Salaria nella periferia nord di Roma. Causa della morte sarebbe stata una dose di cocaina tagliata male. Il pusher era noto nell’ambiente di via Gradoli ed era sentimentalmente legato ad una delle trans del giro “sporco”, lo stesso giro che, secondo le indagini, coinvolgerebbe i quattro carabinieri indagati.

Un uomo che sapeva troppo e che poteva parlare. Infatti, gli inquirenti imputano la morte del pusher al maresciallo Testini, che gli avrebbe fornito la dose mortale di droga.

La morte della trans – Il 20 novembre dello stesso anno, “Brenda” una delle trans coinvolte nello scandalo, viene trovata morta nel suo appartamento di Via Due Ponti, in seguito a un incendio divampato all’interno della sua abitazione, che gli inquirenti ritengono possa essere di origine dolosa. Brenda aveva più volte dichiarato di essere in possesso di informazioni sulle storie di frequentazioni tra trans e uomini influenti, e di avere un secondo video estremamente compromettente. Sue questa morte la procura sta ancora indagando.

Il processo – ora gli avvocati difensori degli indagati avranno 20 giorni di tempo per fare richiesta di controinterrogatori e per fornire eventuali prove a favore. Dopodiché la decisione sul rinvio a giudizio spetterà al gup.

Stefano Pesce
 
 

[01-03-2011]

 
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