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Ingroia dice addio a Rivoluzione Civile e agli alleati e fonda Azione Civile

Il magistrato palermitano fonda un nuovo movimento e corre da solo

di Enrico Ferrara


Verrà ricordato come il partito più breve della storia repubblicana. Nato all’improvviso in una mattina di fine dicembre e sparito troppo in fretta, all’indomani dei risultati elettorali di fine febbraio. Come accadde alle elezioni politiche del 1972 per lo Psiup (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) di Vecchietti e Valori, che, non riuscendo a conquistare alla Camera neanche un seggio e confluendo poi nel Pci, venne presto dai maligni ribattezzato ‘partito sparito in un pomeriggio’.
Una storia simile quella del movimento Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia. Una vita convulsa e travagliata, durata poco più di tre mesi, e che ora volge al termine. Per mano e bocca del suo stesso artefice. Lui che lo ha fatto, ora lo distrugge, mettendo un punto conclusivo ad un’esperienza fallimentare.


L’ex magistrato di Palermo non vuole abbandonare la scena politica né rassegnarsi al primo insuccesso. Archiviata la parentesi rivoluzionaria e soprattutto gli ingombranti compagni di viaggio, ci riprova con un altro movimento. Si chiamerà “Azione Civile”, il nuovo schieramento guidato da Ingroia, che vede la luce per la prima volta in occasione delle primarie del Pd svoltesi ieri nella Capitale, e che hanno decretato la vittoria di Ignazio Marino a candidato sindaco della coalizione di centro-sinistra. 

In una nota di qualche giorno fa, lo stesso p.m spiegava le ragioni del sostegno al senatore del Pd: “Sosterremo Ignazio Marino perché pensiamo che per la sua storia, competenze, per il suo programma, sia l’uomo giusto per guidare una riscossa civica, una vera rivoluzione democratica romana”. Roma, nelle intenzioni del magistrato, dovrà essere solo la prima tappa per una diffusione capillare del nuovo movimento su tutto il territorio nazionale.
Vero cambiamento o semplice maquillage tattico?

“Il nostro movimento – precisava un esponente di Azione Civile sabato scorso – non si può più chiamare Rivoluzione Civile perché questa era frutto di un accordo con altri sette soggetti politici. Si era deciso che dopo le elezioni politiche la sigla non poteva più essere usata se non c’era l’unanimità dei componenti. Rifondazione Comunista ha appoggiato Sandro Medici, l’Italia dei Valori nessuno e i Verdi Ignazio Marino. Quindi questo manifesto è firmato da coloro che aderiscono ad Azione Civile e hanno appoggiato Marino alle primarie per le comunali. Se vincerà Marino, probabilmente faremo una lista civica che ancora non sappiamo come si chiamerà.”

E’ tutto ancora in divenire il destino politico del magistrato palermitano, che da oggi corre con “Azione Civile”. Ha abbandonato gli ex alleati, da Di Pietro e Orlando a Diliberto, passando per Ferrero e Bonelli, e l’amalgama mai composta cui aveva dato vita e per la cui confusione programmatica e politica ha pagato un prezzo elettorale notevole.
Tolti di mezzo gli ingombranti comprimari, alcuni appannati, altri dimenticati, tutti in cerca di sfruttare la sua visibilità, l’ex aggiunto siciliano occupa il proscenio da solo. Ingroia ricomincia da sé, appoggiando a Roma Ignazio Marino e il Partito Democratico. Ha voltato pagina. Un’altra volta.

Twitter@enricoferrara1

 
 

[08-04-2013]

 
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