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Rivoluzione Civile, Ingroia e soci si accordano per dividersi i rimborsi

Secondo il settimanale Panorama, il pm palermitano ha siglato un contratto con gli alleati per stabilire le quote

di Enrico Ferrara

Il settimanale Panorama, in edicola questa settimana e che per primo ha dato la notizia, né è certo. Aggiunge, inoltre, con sufficiente sicurezza, di averne letto anche il testo in assoluta esclusiva e – chissà – forse violando anche qualche dovere alla segretezza e alla custodia.

Il fatto - Carlo Puca, firma del periodico del gruppo Mondadori, rivela un interessante retroscena, ben celato dietro le fila dell’appena fondato Rivoluzione Civile, a trazione legalitar-giustizialista, guidato dal pm palermitano, Antonio Ingroia(foto).
Ebbene, quest’ultimo, che non è solo alla guida dell’avanzata della società civile, avrebbe siglato insieme ai compagni (d’avventura politica), già politici navigati di lungo corso, un vero e proprio contratto, oltre al rituale atto costitutivo che normalmente precede la fondazione di un qualsivoglia movimento, o partito, organizzato. Fin qui, nulla di strano né di insolito.

Il fatto, che susciterà sicuramente i commenti di pungenti detrattori del pool inquirente prestato alla politica, risiede nel contenuto del contratto medesimo. Secondo il settimanale, « la parte più importante riguarda la divisione dei rimborsi elettorali. Le percentuali variano dal 30 al 10 per cento e spettano a Rivoluzione Civile, all’Idv di Antonio Di Pietro, al Partito della Rifondazione Comunista di Paolo Ferrero, al Partito dei Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto, Verdi di Angelo Bonelli, Arancioni di Luigi De Magistris e, per un decimo, alla Rete di Leoluca Orlando, ricostituita per l’occasione».

E’ giusta la mossa, forse anche strategica: prima di fare la “rivoluzione” dei cittadini, aggregando forze e idee su progetti comuni, meglio porre poche, ma chiare, regole sulle questioni più spinose, che potrebbero dividere. Come, ad esempio, i soldi della cassa comune.

Nessuno, però, a noi comuni elettori, verrà a spiegare se l’idea sia nata dai soci dell’Idv, che per i soldi dei rimborsi elettorali hanno avuto non pochi grattacapi negli ultimi mesi, o se proprio da Ingroia e dai partiti di sinistra, per tutelarsi e garantirsi da eventuali litigi futuri.

Sbalordisce, ma neanche troppo, il tempismo del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, nel ricostituire dalle ceneri di una storia politica ormai sepolta, la rediviva Rete, che nel volgere della Prima Repubblica tanto fece sognare. D’altronde come non capirlo: il timore di sparire “ingroizzato” deve far sudare freddo.

Peccato che nell’ultimo anno le cose, in tema di rimborsi elettorali, siano un po’ cambiate. Non basta più, infatti, per ottenere 5 euro per ogni voto preso, l’ 1% dei suffragi. Dal luglio scorso serve avere almeno un deputato o un senatore eletto. Inoltre, il dimezzamento dell’ammontare di soldi pubblici previsto per i partiti ha fatto calare il bottino da 182,4 milioni di euro del 2011 agli attuali 91,4 milioni di euro.

Se la ricetta di Rivoluzione Civile per il rilancio dell’economia nazionale, oltre gli slogan e gli spot della campagna elettorale, non è apparsa convincente o chiara, quella di “economia domestica” appare lampante.
Insomma, se le parole non infingono, questa Rivoluzione sembra proprio tornare indietro.


Twitter@enricoferrara1

 
 

[16-02-2013]

 
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