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Ecco chi era Fanella, il "cassiere" di Mokbel

Coinvolto nella maxi-truffa di Telecom Italia Sparkle-Fastweb, stava scontando la pena agli arresti domiciliari


L’uomo ucciso a colpi di pistola nell'agguato in zona Camillina è Silvio Fanella, 41 anni, condannato a 9 anni, stava scontando la sua pena agli arresti domiciliari; coinvolto nella maxitruffa di Telecom Italia Sparkle-Fastweb, Fanella era accusato di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata finalizzata al riciclaggio. Era considerato il cassiere di Gennaro Mokbel, imprenditore romano al centro di altre numerose inchieste e ritenuto una delle menti del maxi-raggiro, condannato a 15 anni.

Una maxi-truffa da 2 miliardi di euro di illeciti profitti guadagnati grazie alla falsa compravendita di schede prepagate e alla fittizia compravendita di traffico telefonico mai effettuato. Un affare in cui sono coinvolti tutti: imprenditori, mafiosi, piccole aziende, rappresentanti delle forze dell'ordine, politici di spicco, oltre a Telecom, Sparckle, Fastweb. Al processo sono stati assolti il fondatore di Fastweb, Silvio Scaglia, e l'ex amministratore delegato di Tis Stefano Mazzitelli. Fanella assieme a Mokbel ha «costituito alcune società in alcuni paesi appartenenti alla 'black list', impartendo direttive mediante ordini trasmessi per via telematica, inviando emissari all'estero, gestendo di fatto la collocazione e la distribuzione dei capitali illecitamente acquisiti». Nella ricostruzione dell’accusa nei confronti di Silvio Fanella, nel capo d’imputazione, si legge che avrebbe «organizzato, diretto e controllato, assieme ad altri il materiale trasferimento delle somme indebitamente sottratte all'erario e il relativo reinvestimento in attività lecite ed illecite». Le accuse dei pm romani a suo carico riguardano anche il «controllo delle attività investigative in atto, l'assistenza alle famiglie degli associati che si erano allontanati dal territorio nazionale, l'intestazione fittizia di bene riferibili all'associazione in Italia e all'estero, la movimentazione di somme e preziosi in Italia e all'estero e il rientro nel nostro Paese dei capitali illecitamente acquisiti, ai fini del loro reinvestimento e in particolare ai fini dell'acquisto di immobili, attività commerciali, preziosi e altri beni». Parte della cosiddetta inchiesta “broker” riguarda Finmeccanica e il suo presunto utilizzo di fondi neri per agevolare alcune commesse o riciclare denaro. L'inchiesta gira attorno al ruolo di Mokbel, che avrebbe fatto da anello di congiunzione tra la 'ndrangheta e le società di telecomunicazioni. Mokbel, figlio di padre egiziano e madre napoletana è cresciuto nella periferia romana e tra i ragazzi dell’estrema destra. Amico di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, ritenuti responsabili della Strage di Bologna del 2 agosto 1980. Ha stretti legami con la ’ndrangheta, con le logge massoniche e con i servizi segreti italiani; sono noti anche i contatti di Mokbel con Antonio D'Inzillo, ritenuto colui che ha ucciso il boss della Magliana, Enrico De Pedis. Ma è molto vicino anche alla politica: Mokbel ha assunto l'incarico di segretario regionale del Lazio del movimento «Alleanza Federalista», a seguito di contrasti con il resto del gruppo dirigente, Mokbel si è fatto promotore di una nuova piattaforma politica «Partito federalista». L’imprenditore romano avrebbe supportato anche l'elezione al Senato di Nicola Di Girolamo, anch’esso parte attiva nel gigantesco sistema di riciclaggio di denaro sporco.

[03-07-2014]

 
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