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Mia madre

di Nanni Moretti. Con Margherita Buy, Nanni Moretti, John Turturro

di Alessio Palma

Margherita è una regista impegnata nella lavorazione di un film sulla crisi economica italiana e sull'occupazione di una fabbrica. Mentre sul set deve gestire uno stravagante attore americano, Barry Huggins, nel privato si trova ad accudire, assieme al fratello Giovanni, la madre gravemente malata.

 “Riportatemi nella realtà”, sbotta il bizzoso divo interpretato da John Turturro dopo il litigio sul set con la regista Margherita Buy. La finzione è quella di un plausibilmente mediocre film politico, la realtà, almeno quella allestita da Moretti, è il microcosmo familiare medio-borghese, segnato da profonde crepe che ne minano la stabilità. Come IL CAIMANO e HABEMUS PAPAM, MIA MADRE si sviluppa su due linee narrative. Ma rispetto alle due opere, largamente irrisolte, incentrate sulla dicotomia tra potere e sfera privata, qui Moretti e i suoi sceneggiatori Valia Santella e Francesco Piccolo, riescono in buona parte a compattare la materia narrativa. Ciò che conferisce unitarietà alla drammaturgia è il procrastinarsi dell'evento drammatico: tutto il film è in fondo una prolungata attesa della morte. La protagonista, già separata e con una figlia adolescente, sta per troncare un'altra relazione ed è assorbita dall'assistenza alla madre ricoverata in ospedale. La situazione, unita alla fatica del film da portare a termine (la cui lavorazione viene messa in scena come un mestiere qualunque, senza prosopopea artistica), la porta quasi a crollare psicologicamente: Margherita si ritrova a dover guardare in faccia sè stessa o meglio l'immagine di sè, perlopiù negativa, che gli altri le rimandano e a ripercorrere il rapporto con una madre forse mai amata fino in fondo. 

Un gioco di specchi che si traduce nell'andamento singhiozzante del racconto, la cui linearità viene sistematicamente alterata da piccoli slittamenti percettivi (brevi inserti onirici e flashback) che trasferiscono il realismo sul piano della soggettività allucinatoria. Questo consente a Moretti di smarcarsi almeno in parte dal suo limite principale, già presente in LA STANZA DEL FIGLIO, il naturalismo, quella ricostruzione fin troppo puntigliosa e precisa della sofferenza e del lutto che tende a soffocare tutto ciò che non rientra nei dettami del realismo. La regia alterna distacco e prossimità nei confronti dei personaggi. Lo stile di Moretti non è mai stato così secco ed essenziale: le inquadrature, precise e glaciali, illuminate in maniera uniforme dalla fotografia di Arnaldo Catinari, sono di continuo attraversate da leggerissimi zoom in avanti, come a volersi avvicinare con la massima discrezione possibile ai tre protagonisti (i due fratelli e la madre) della storia. I personaggi, chiusi in una fabbrica allestita come un set o in una stanza d'ospedale, non trovano maggior respiro all'esterno: quella Roma che Moretti ha spesso reso riconoscibile viene qui, giustamente, resa opaca e brutta, uno spazio angusto soffocato da un traffico incessante.

MIA MADRE appare come il referto di una crisi personale evidentemente autobiografica ma anche come il commosso tributo ad una passata generazione saggia, contrapposta alla vacuità del presente. Lo stacco di montaggio improvviso da una massa chiassosa di banali giornalisti dello spettacolo alla mano di Margherita che accarezza i libri della biblioteca materna (la donna è professoressa di latino e greco) è uno dei momenti più belli del film e sintetizza perfettamente il senso di perdita imminente, non solo della figura genitoriale ma di un intero modo di concepire il lavoro e l'impegno intellettuale. Con l'unica eccezione di Livia, la figlia di Margherita e degli ex alunni della donna, capaci d'instaurare con lei un dialogo intimo che ai figli sembra precluso, MIA MADRE  non pare suggerire un cambiamento esistenziale, un passaggio di consegne nel segno di una consapevolezza di sé finalmente riacquistata, scegliendo di chiudersi su toni davvero luttuosi. Quel “domani” che si apre come uno spiraglio alla fine del film non è che un fugace momento di sollievo pronto a spegnersi sul volto di Margherita senza offrire alcuna catarsi.

 



votanti: 3
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[18-04-2015]

 
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