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Adieu au langage Addio al linguaggio

di Jean-Luc Godard. Con Heloise Godet, Kamel Abdelli, Richard Chevallier

di Alessio Palma

Storie e immagini che si intrecciano: una donna sposata e un uomo celibe si incontrano. Mentre un cane parla e sogna vagando per le strade, tra città e campagna, il rapporto tra i due cambia e si evolve.Si separano per poi ritrovarsi nuovamente insieme al cane che, questa volta, rimane con loro, gli tiene compagnia. Intanto le stagioni passano, si alternano riflessioni sul cinema in televisione, sulla finzione e la natura. Qualcosa tra loro si spezza e inizia un secondo film.

ADIEU AU LANGAGE è il primo film di Godard ad ottenere una regolare distribuzione italiana dai tempi di NOUVELLE VAGUE del 1990. E' anche il primo film del celebre autore francese ad essere girato in 3D. Purtroppo, a differenza di città come Torino e Milano, a Roma il film giunge nella versione in 2D. E' difficile, quindi, ipotizzare quanto l'opera possa risultare ugualmente significativa in questa forma, dato che la tridimensionalità appare come assolutamente necessaria nel progetto estetico di Godard. Se autori come Cameron e Spielberg si sono serviti del 3D in maniera tradizionale e funzionale alle esigenze narrative, Godard ne sperimenta le estreme possibilità, facendone un elemento quintessenziale del proprio lavoro: il 3D non serve a “vedere meglio” o ad enfatizzare la profondità di campo, ma a confondere ulteriormente la percezione dello spettatore ponendolo in un rapporto attivo, fattuale con il film.

Godard arriva a sovrapporre più immagini nella tridimensionalità, sconvolgendo le tradizionali modalità di fruizione. In una scena incredibile di ADIEU AU LANGAGE, i due protagonisti sono posti l'uno di fronte all'altra ma le loro figure risultano confuse, inintelligibili. Solo chiudendo un occhio si distingue chiaramente l'uomo e, facendo lo stesso con l'altro occhio, appare le donna. Lo spettatore si ritrova quindi a “girare” personalmente il campo/controcampo, a diventare esso stesso regista. Questo spingere ai limiti estremi le risorse del mezzo è funzionale ad un film che dice addio, appunto, al linguaggio come allo sguardo tradizionalmente inteso, alla ricerca di nuove opzioni espressive.

Come tutta l'opera recente del regista ci troviamo di fronte a un cinema puramente sperimentale, dove le infinite combinazioni sul piano dell'immagine vengono raddoppiate, a livello sonoro, da un montaggio elaboratissimo che plasma musica, voce fuoricampo (dello stesso Godard), rumori ambientali, in un profluvio di citazioni, assonanze audiovisive, sovrimpressioni, didascalie. Un film-saggio in piena regola, dove chi guarda viene spinto a osservare il mondo e la realtà abbandonando la classica tendenza alla contemplazione e, invece, a leggere tra le righe di ciò che viene mostrato, ad interpretare i segnali che gli vengono messi davanti agli occhi. E' possibile, comunque, tracciare un sia pur tenue filo narrativo (due coppie colte nella loro crisi relazionale) ma ciò che conta è la messa in discussione delle normali gerarchie di racconto in un film, qualsiasi cosa se ne pensi, formalmente bellissimo e, quindi, paradossalmente, fruibile anche ad un livello primario, immediato, e persino toccante nelle sue epifanie visive e nella sua complessità concettuale (geniale il punto di vista dello sguardo animale, speranza di un linguaggio nuovo, sganciato dalla coscienza e dalle regole). A 84 anni Godard mantiene ancora tutto lo spirito di rottura che fu della Nouvelle Vague, della quale è stato il più significativo protagonista.

 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - godard
 

[20-11-2014]

 
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