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Sils Maria

di Olivier Assayas. Con Juliette Binoche, Kristen Stewart, ChloŽ Grace Moretz

di Alessio Palma

A 18 anni Maria Enders conosce il successo interpretando a teatro il ruolo di Sigrid in “Maloja Snake”, una giovane ambiziosa il cui fascino seduce una donna matura, Helena, che poi si suiciderà. Un ruolo che cambierà per sempre la sua vita. Dopo 20 anni viene invitata a Zurigo per ritirare un premio prestigioso, dedicato a Wilhelm Melchior, l’autore e regista della pièce che le ha dato la fama e che ora vive recluso in Svizzera, a Sils Maria. La morte improvvisa di quest’ultimo la costringe a confrontarsi, tramite il rapporto con la sua assistente Valentine, con il trascorrere del tempo e ad accettare di recitare ancora nella pièce nel ruolo di Helena mentre Sigrid sarà interpretata dalla giovane Jo-Ann.

Assayas parte dallo schema collaudato di EVA CONTRO EVA e, per mezzo di una sceneggiatura brillante e calibrata al millimetro, riflette non solo sull'annosa questione del rapporto tra arte e vita ma sul cinema stesso, sulla sua trasformazione (la giovane attrice impersonata da Chloe Moretz, chiamata a interpretare Sigrid nel nuovo allestimento del dramma, ha finora recitato in blockbuster commerciali) e la sua perdita di centralità: da medium per registrare la realtà, come faceva Arnold Franck nel 1924 riprendendo il passo del Maloja, ad elemento tra i tanti della babele visiva contemporanea.

SILS MARIA trova il suo principale pregio, oltre che nella fluidità dei dialoghi, nell'interpretazione delle due attrici principali. Due diversi modi d'intendere la recitazione si fronteggiano: quello trattenuto, sobrio della Binoche e quello più fisico e irruento della Stewart, qui nella sua migliore prova finora. Ma il film è anche una limpida indagine psicologica. Maria si sente minacciata dalla vecchiaia e dal ribaltamento dei ruoli cui la costringe la scelta di Jo-Ann nei suoi vecchi panni (e il loro incontro sul palcoscenico è di una crudeltà, degna di Fassbinder o Cassavetes, che Assayas non manca di sottolineare) ma anche dal rapporto con Valentine. L'amicizia sfuma nella dipendenza e nell'attrazione sessuale, in un continuo scambio delle parti che mantiene sempre la concretezza della vita vissuta piuttosto che l'artificiosità del copione.

Appare chiaro come il punto di vista del regista sia più vicino a Valentine e ne condivida maggiormente i turbamenti, come dimostra una magnifica sequenza, interamente giocata sulle dissolvenze, sulle note di “Kowalski” dei Primal Scream, mentre il dolore di Maria gli sia di più difficile comprensione e venga quasi tenuto a distanza dalla macchina da presa. In SILS MARIA c'è tutto questo, forse troppo, ma il fatto che venga espresso con tale naturalezza e assenza d'intellettualismo è precisamente la virtù del film, la sua nota universale.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[05-11-2014]

 
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