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Maps to the Stars

di David Cronenberg. Con Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Robert Pattinson

di Rosario Sparti

La famiglia Weiss si sta facendo strada nella assolata California del sud, tra soldi, sogni, fama, invidie, desiderio e implacabili fantasmi. Sanford Weiss è un famoso terapista televisivo con una lunga lista di clienti molto famosi, sua moglie Cristina Weiss si occupa della carriera del figlio tredicenne, star della televisione. La coppia ha un’altra figlia, Agatha: a insaputa di tutti è appena tornata in città, misteriosamente sfregiata. Agatha stringe amicizia con un autista di limousine e diventa l’assistente personale di Havana Segrand, un’attrice ossessionata nel voler interpretare il
ruolo che fu della madre nel remake di un grande film del passato. Il fantasma della madre, morta in un incendio, continua a turbare la sua vita. Agatha è alla ricerca di redenzione e anche in questo regno dell’artificiale, dell’ultraterreno e della finzione, è determinata a trovarla. A qualunque costo.

Uno spettro si aggira per Hollywood: lo spettro del passato. Rimosso, ma sempre dietro l’angolo, pronto a turbare le nostre esistenze. Apparentemente può essere allontanato grazie a una semplice pressione delle dita durante un massaggio, però è sempre presente sui nostri volti, segnati da una ferita causata dagli “ultimi fuochi” di Los Angeles. Schiacciato da ansie, paure, desideri, frustrazioni, un microcosmo di figli d’arte, incestuosamente legati tra loro, è pronto a esplodere, indeciso se uccidersi o godersi la vita grazie ai propri privilegi. Cronenberg osserva come un entomologo questa Hollywood Babilonia, raggelando tutta la portata grottesca dello sguardo caustico di Bruce Wagner, autore dello script e del libro da cui il film è tratto.

Si tratta di un progetto già pronto dal 2007, ma fermo al palo per mancanza di finanziamenti. Con qualche variazione nel cast, dopo qualche anno, il regista canadese lo mette in scena realizzando la sua prima “commedia”. Ovviamente siamo molto lontani da ciò che solitamente si accomuna a questo genere, però l'uso di Robert Pattinson (che passa dal sedile posteriore alla guida di una limousine) e la recitazione ora straniata, ora sopra le righe (in cui eccelle Julianne Moore, premiata a Cannes per la sua interpretazione, che qui si mette totalmente a nudo) lascia pochi dubbi. Ma non c’è nessuna pietà per questo mondo, che trova l’unica via per la libertà immolandosi. Questo strana ibridazione tra grottesco gelido e tragedia perturbante quindi non sempre trova la giusta misura, così il film rimane a metà strada. In parte riprende il discorso sull'apparenza, la cui degenerazione patologica si esprime attraverso la percezione distorta del mondo, portato avanti dal regista negli ultimi film, al tempo stesso ritorna quell'atmosfera disturbata e disturbante che ha trovato il suo apice in CRASH.

Una pellicola dunque spiazzante, che sfugge ai recinti delle definizioni e che non si sa bene come prendere. Una sensazione di spaesamento che, probabilmente, sarà comune a molti spettatori. Ma il talento di Cronenberg rimane immutato, tanto che una sottile angoscia si insinua pian piano come un demone sotto la pelle durante il film, per poi letteralmente prendere fuoco nel finale. Difficilmente si sono visti personaggi così abietti, negativi, fautori di una filosofia dove "l'inferno è un luogo senza droghe", ritratti alla luce del sole in maniera così asettica. Così non ci si stupisce di nulla, neanche dell'apparizione di fantasmi che si aggirano per Hollywood non concedendo tregua ai suoi abitanti. E in quest'assenza di stupore o indignazione Cronenberg disegna il ritratto di un presente irrecuperabile, precipitato nel vuoto del futuro.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[28-05-2014]

 
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