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Blancanieves

di Pablo Berger. Con Maribel Verdú, Daniel Giménez Cacho

di Alessio Palma

Carmen è una ragazza che vive in un piccolo paese nel sud della Spagna, negli anni '20. Rimasta senza madre, morta durante il parto, è stata tormentata dalla cattiveria della matrigna Encarna, una donna priva di scrupoli che il padre Antonio Villalta, famoso matador, ha preso come seconda moglie. Dopo la morte del padre, che l'aveva avviata segretamente all'arte della corrida, Carmen si ritrova in grave pericolo e decide di fuggire. Sulla sua strada incontrerà una compagnia di toreri nani che l'aiuteranno a raggiungere la fama nel mondo delle arene con il nome di Blancanieves.

Sarebbe troppo facile considerare BLANCANIEVES la risposta iberica a THE ARTIST, per via delle sue caratteristiche formali: un film muto, in bianco e nero e ambientato negli anni '20 e '30. In realtà Berger pensava a questo film da anni ed è riuscito a realizzarlo solo molto tempo dopo la sua opera d'esordio, TORREMOLINOS 73.

Il film è una rilettura della fiaba di Biancaneve, piuttosto rispettosa della storia originale, intrisa di rimpianto per la Spagna che fu e solo appena modernizzata da tocchi stranianti (la matrigna sadomasochista interpretata da Maribel Verdù).

 Contrariamente alle versioni più recenti della favola (come BIANCANEVE E IL CACCIATORE o il BIANCANEVE di Tarsem, entrambi usciti lo scorso anno) barocche e postmoderne, Berger trova una felice aderenza visiva al classico racconto dei fratelli Grimm, bilanciando realismo e senso del meraviglioso. La macchina da presa si esibisce in spericolate soggettive e sceglie spesso punti di vista inconsueti, la fotografia di Kiko de la Rica è molto contrastata, il montaggio alterna un ritmo quieto ad improvvise, rapidissime accelerazioni, e fondamentale risulta poi la partitura di Alfonso Villalonga, che mescola sinfonismo e flamenco, fungendo da contrappunto perfetto alle immagini. BLANCANIEVES conserva poco dell'epoca del muto e il suo ritmo è assolutamente contemporaneo, in grado d'intercettare un pubblico vasto, proprio come nel caso del fortunato film di Hazanavicius. L'operazione è scopertamente nostalgica e non cela chissà quale spessore: ma è realizzata con innegabile gusto e, per la sua bellezza formale, il film merita la visione in sala.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - Berger
 

[30-10-2013]

 
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