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Gravity

di Alfonso Cuaṛn. Con Sandra Bullock, George Clooney

di Alessio Palma

La dottoressa Ryan Stone è alla sua prima missione spaziale a bordo di uno shuttle, con un astronauta esperto, Matt Kowalsky. Nel corso di un'operazione di riparazione, quella che sembrava una normale passeggiata nello spazio si trasforma in una catastrofe a causa di una pioggia di detriti e lo shuttle viene distrutto, lasciando Stone e Kowalsky completamente soli, collegati fra loro tramite un cavo e fluttuanti nell’oscurità.

Tra i più ambiziosi film fantascientifici degli ultimi anni, GRAVITY è un perfetto esempio d'illusione di realtà: all'incirca solo il 20% di ciò che percepiamo è autentico, il resto, e specialmente sfondi, ambienti, persino movimenti dei personaggi, è interamente frutto della computer grafica. Cuaròn, intelligentemente, si serve di questo imponente armamentario tecnologico non per ottundere i sensi dello spettatore, ma per renderlo partecipe di una storia in fondo tradizionale (la solitudine nello spazio e il tentativo disperato di tornare sulla Terra) messa in scena come se fosse qualcosa di mai visto prima.

Ma a parte le mirabilia tecniche? La narrazione è esile e procede per accumulo di ostacoli, tanto che la sceneggiatura deve ricorrere, ad un certo punto, ad un maldestro deus-ex-machina per far andare avanti la storia. E il minimalismo sottotono con cui viene raccontata una vicenda straordinaria viene spesso contraddetto da ingombranti iniezioni di retorica, come in tutti i superflui riferimenti al passato tragico della dottoressa. Malgrado la solennità dell'impianto visivo (il lunghissimo piano sequenza iniziale è stupefacente), inoltre, il film è un'ulteriore dimostrazione di come il 3D non abbia ancora trovato una sua reale giustificazione narrativa: troppe volte si ha l'impressione che si tratti solo di un facile espediente per stupire lo spettatore, semplicemente evidenziando e dando concretezza agli oggetti in primissimo piano, ma poco altro, con effetto spesso gratuito (avviene nella scena della lacrima di Stone, o anche in quella del suo inabissamento).

In apparenza innovativo, GRAVITY nasconde, in fondo, la solita, vecchia morale hollywoodiana del sacrificio dell'eroe (Kowalsky, in questo caso) e del ritorno a casa, in un film piacevole ma dove lo sforzo e lo sfarzo si rivelano come una splendida cornice attorno a un quadro poco interessante.

 

 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[08-10-2013]

 
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