Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
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Frankenweenie

di Tim Burton

di Clelia Verde

Victor e il suo amico quattro zampe Sparky sono inseparabili. Quando il cagnolino viene investito da un'automobile, Victor, da sempre appassionato di fantascienza, decide di riportarlo in vita a modo suo: il nuovo Sparky ha però fattezze mostruose ed il ragazzo sarà costretto a nasconderlo in casa per non destare sospetti. Ma il cucciolo riesce a fuggire e Victor dovrà convincere amici e vicini che si tratta del vecchio amico di sempre.

 Burton ritorna alle sue vecchie ossessioni e alla passione per i classici horror degli anni Trenta con un film 3D in bianco e nero, realizzato con la tecnica dell’animazione stop-motion, che ha richiesto due anni di lavoro, un’enorme squadra di animatori e oltre 200 pupazzi (continuamente riparati da esperti modellatori). E il ritorno del regista di Burbank è doppio: dal live-action all’animazione (terzo film in stop-motion, dopo LA SPOSA CADAVERE e THE NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS) e dalla Disney alla Disney, paradossalmente con lo stesso soggetto per il quale fu cacciato per il suo corto live-action nel 1984 (che vedemmo in sala dieci anni dopo abbinato a NIGHTMARE). Da ricordare anche il ritorno alla collaborazione con alcuni attori feticcio del regista come Martin LandauWynona Ryder che, nella versione originale, prestano la loro voce ai personaggi.

Nella tipica città di provincia americana degli anni Settanta assistiamo a un dark molto tesliano, un omaggio al grande scienziato serbo naturalizzato statunitense, famoso per i suoi esperimenti con i fulmini nei firmamenti americani. Coerenti le musiche del famoso Danny Elfman e molto belli i tributi ai grandi attori del passato: il Sig. Rzykruski, il nuovo insegnante di scienze subito escluso dalla comunità per i suoi metodi originali, è un omaggio all’amato attore Vincent Price e la barboncina Persefone ha la stessa pettinatura di Elsa Lanchester ne LA MOGLIE DI FRANKENSTEIN.

 La storia di Victor e del suo cane Sparky è raccontata coi miti di sempre (il bambino solitario, il dolore per il distacco, la collina-cimitero, il luna park, la tartaruga godzillica) eppure funziona ancora in quest’epoca dove nessun bambino, a differenza degli anni Settanta, si farebbe abbindolare dalla pubblicità delle scimmiette di mare. 

 



votanti: 3
Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - burton
 

[20-01-2013]

 
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