Fontana di Trevi, dove vanno a finire le monetine? Alla Caritas come beneficenza

I soldi della Fontana di Trevi andranno ancora a finanziare le attività benefiche dell’organizzazione cattolica

Fontana di Trevi protocollo
La Fontana di Trevi – corriereromano.it

Continueranno ad andare alla Caritas le monetine che ogni giorno turisti italiani e stranieri lanciano voltati di spalle nella Fontana di Trevi, uno dei simboli della capitale in tutto il mondo. La Giunta ha infatti approvato il rinnovo della durata di tre anni del protocollo di intesa tra Roma Capitale e il Vicariato di Roma. Il fine è continuare ad alimentare le attività di beneficenza a carattere assistenziale e di utilità sociale. Le monetine infatti, una volta lanciate nella famosa fontana, sono di proprietà di Roma Capitale che può decidere tramite protocolli come quello appena rinnovato, cosa fare di quei soli.

Soldi Fontana di Trevi: alla Caritas da oltre trent’anni

Fontana di Trevi protocollo
Turisti che lanciano le monetine nella Fontana – corriereromano.it

“Con questo protocollo di intesa, stipulato con il Vicariato di Roma viene decisa la destinazione, la raccolta e le modalità d’uso delle monete che si trovano nella vasca della Fontana di Trevi per tre anni consecutivi. Il ricavato sarà utilizzato dalla Caritas per opere di natura socio-assistenziali per l’accoglienza, l’inclusione e la salute delle fasce più svantaggiate e fragili della popolazione, spiega l’assessora alle Politiche sociali e alla salute Barbara Funari.

In molti pensano che le monete vanno a finanziare la macchina amministrativa del Comune e un tentativo di lasciare i soldi al Comune fu fatto nel 2019 quando al Campidoglio c’era la sindaca Virginia Raggi. Le proteste, però, non cambiarono lo stato di cose che va avanti dalla metà degli anni Novanta, ossia da quando la giusta dell’allora sindaco Francesco Rutelli decise di donare il ricavato alla Caritas grazie a un accordo con don Luigi Di Liegro.

Pare che l’idea di lanciare la monetina con l’augurio di tornare a Roma fu dell’archeologo Wolfgang Helbig che nell’Ottocento, dopo un soggiorno nella capitale per qualche giorno, compì il noto rito. Alla fontana è legata anche la storia secondo la quale bisognava anche bere l’acqua da una coppa mai utilizzata che poi doveva essere distrutta. Facevano così le ragazze che accompagnavano i propri fidanzati prima che questi partissero, con l’augurio che sarebbero tornati.

La Fontana (vedi qui l’articolo per scoprire le bellezze sottostanti) è stata protagonista di memorabili scene del cinema. Come dimenticare il bagno di Anita Ekberg in Dolce vita del 1960 oppure quando Totò, insieme a Nino Taranto, riuscì a “venderla” a un turista straniero in Totò truffa ’62.

 

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