Nomi maschili stranieri e rari, quali sono i migliori? Idee e suggerimenti

La tendenza a scegliere nomi maschili stranieri e rari per i nascituri sembra prendere sempre più piede, ma forse avete bisogno di qualche suggerimento.

Nomi maschili stranieri e rari
Nomi maschili stranieri e rari (Corriereromano.it)

I nomi maschili stranieri rompono gli schemi e proiettano il baby boy in arrivo in un mondo moderno. Oggi i nomi tradizionali sono sempre meno diffusi, anche se negli ultimi tempi notiamo una “risalita”, e si sente la necessità di dare carattere al bambino, una nota di originalità che cambierà il corso del suo destino.

Il nome è un biglietto da visita e quelli stranieri danno quel plus indispensabile che, in un mondo moderno, potrebbe regalare non poche soddisfazioni. Alcuni sono davvero rari, su altri hai tanto da scegliere. Ne abbiamo selezionati alcuni che oltre a essere originali, hanno anche un significato profondo molto importante.

Kevin

Kevin
Kevin (Corriereromano.it)

Tanti di noi sono cresciuti con un film che ha accompagnato molti Natali: stiamo parlando di “Mamma ho perso l’aereo”, il cui protagonista Kevin ha ispirato anche molti genitori italiani, innamorati della pervicacia del ragazzino e del suo spirito di resilienza. Ma cosa vuol dire questo nome? Si tratta di una forma anglicizzata del nome irlandese “Caoimhín”, che è evidentemente molto meno diffuso.

Eppure il suo significato è davvero profondo: questo nome è composto da due elementi: “caoimh” che significa “bello” o “gentile”, e il suffisso diminutivo “-ín”. In sostanza, il nome significa “bello sin dalla nascita”, “nato bello” oppure “bambino gentile”. Ha in ogni caso delle connotazioni positive, indicando qualcosa di gradevole o piacevole.

Noah

Noah
Noah (Corriereromano.it)

Intuitivamente molti riconoscono in questo nome l’anglicizzazione di Noè ed effettivamente è così: ciò ha radici nell’ebraico “Noach”. Radici che sono profondissime e che chiaramente si riferiscono al noto personaggio biblico, scelto da Dio per costruire l’Arca che avrebbe tratto in salvo il suo popolo dal Diluvio Universale.

“Noach” deriva da un verbo, che è “nacham”, tradotto in vari modi ma più in particolare come “confortare” oppure “portare conforto”. Per tale ragione, Noah è un nome che è sinonimo di quiete e riposo, ma anche di speranza, la stessa che Noè ha dato scegliendo di costruire l’Arca che avrebbe portato appunto nuove aspettative al suo popolo.

Omar

Omar
Omar (Corriereromano.it)

Uno dei nomi di estrazione araba più amati e “importati” nel nostro Paese è senza dubbio Omar, ma anche in questo caso davvero in pochi ne conoscono l’origine. Il nome dalla radice “umr” e significa “vita”: come si può notare, si tratta di un nome bellissimo da scegliere, per il simbolismo positivo che si porta dietro e perché ha direttamente a che fare con il concetto stesso di esistenza.

Nella cultura araba e islamica, molti grandi uomini hanno portato con orgoglio questo nome e tra loro possiamo annoverare Umar ibn al-Khattab, il secondo Califfo del Califfato islamico. Questi fu uomo saggio e giusto, che aprì una grande stagione di riforme.

Tariq

Tariq
Tariq (Corriereromano.it)

Tra i nomi arabi, ci piace molto anche Tariq, sempre per il significato profondo che si porta dietro: il nome si traduce approssimativamente come “stella del mattino” e porta con sé un lirismo e una poesia davvero molto importanti. Il nome è infatti sinonimo di luce e speranza e fa riferimento a Venere, ovvero il pianeta che appare in cielo alle prime luci del mattino.

Insomma, possiamo interpretare il nome Tariq col significato di “colui che porta la luce” o “guida luminosa”, in quanto simboleggia la luce che segue l’oscurità della notte. Un nome dunque che è carico di speranza, ma che può anche rappresentare una leadership, una guida che ci conduce fuori appunto dall’oscurità.

Samuel

Samuel
Samuel (Corriereromano.it)

Un altro nome di origine ebraica dal significato molto profondo è Samuel, che vuol dire “ascoltato da Dio”, in quanto contiene al suo interno il verbo “shama”, ossia “ascoltare”, e il suffisso “El”, una forma abbreviata di Elohim, che è uno dei nomi ebraici con cui viene appunto indicato Dio.

Si crea dunque un legame speciale tra la persona che porta questo nome e il divino, legame che si configura molto bene anche nella Bibbia e nella figura del profeta e giudice Samuele. Va di conseguenza che scegliere di dare questo nome al proprio figlio significa anche caricarlo di qualche responsabilità che non è per nulla da sottovalutare.

Pierre

Pierre
Pierre (Corriereromano.it)

Spostandoci in Francia, un nome che spesso importiamo da Oltralpe è Pierre, che deriva dalla forma greca “Petros” e significa “roccia”. Si tratta di un nome che è sinonimo di stabilità, perché appunto è difficile spostare la roccia, e al contempo di forza e durata nel tempo.  La trasformazione di “Petros” in “Pierre” è il risultato della traslitterazione e dell’adattamento del nome.

Attraverso diverse culture, infatti, il nome ha subito delle mutazioni, fino appunto ad arrivare a “Pierre”, che alla pronuncia risulta molto più dolce. Nel Nuovo Testamento, Pietro – destinato a diventare il primo Papa e a essere oggetto di martirio – era Simone, il primo tra gli apostoli, colui al quale Gesù Cristo diede questo nome, sottolineando che sarebbe stato la roccia su cui costruire appunto la sua Chiesa, come poi avvenne.

Santiago

Santiago
Santiago (Corriereromano.it)

Un nome spagnolo che ha preso piede nel nostro Paese, anche per “merito” di scelte fatte da alcuni personaggi famosi, è Santiago, una variante spagnola del nome Giacomo. Si tratta in realtà di un nome composto e che potrebbe essere interpretato come “Dio protegge” ovvero “protetto da Dio”.

Se il prefisso San non è altro che la contrazione di santo, Tiago in realtà è associato al patriarca biblico Giacobbe, il quale viene ricordato come un combattente ma anche un innovatore, qualcuno che era disposto a mettersi in gioco per il suo popolo. Santiago diventa così un nome che mette insieme diversi e importanti riferimenti biblici.

Zane

Zane
Zane (Corriereromano.it)

Concludiamo questa carrellata con un nome che appare davvero molto curioso e che rispetto agli altri non ha avuto una grande diffusione: stiamo parlando di Zane, che è di origine inglese e si traduce come “regalo di Dio”. Scegliere questo nome è anche un segno di riconoscenza nei confronti della divinità, per un dono che si è ricevuto e che in questo caso è la gravidanza.

Il suo significato è universale e attraente, evocando benedizione e gioia: è un nome breve che diventa attraente per molte persone, ma che viene solitamente scelto – sebbene sia davvero raro – da chi ha dovuto lottare e non poco per riuscire a ottenere il dono più bello: un figlio, appunto.

Gestione cookie