<p><strong>Un comunicato ufficiale con una foto sbagliata ha esposto la seed phrase di un wallet sequestrato: milioni di dollari in criptovalute sono spariti.</strong></p>
<p>A volte basta un dettaglio. Una fotografia pubblicata senza pensarci troppo, un foglio lasciato accanto a un dispositivo, un elemento che in un contesto tecnico diventa improvvisamente decisivo. È esattamente quello che è successo in una vicenda che sta facendo discutere il mondo delle criptovalute e della sicurezza digitale: un errore di comunicazione istituzionale ha finito per aprire la porta alla scomparsa di milioni di dollari in asset digitali.</p>
<figure id="attachment_6373" aria-describedby="caption-attachment-6373" style="width: 1190px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-6373" src="https://www.corriereromano.it/wp-content/uploads/2026/03/crypto-rubate-dopo-sequestro.jpg" alt="Un assurdo furto di crypto sequestrate dal fisco" width="1200" height="800" /><figcaption id="caption-attachment-6373" class="wp-caption-text">Un comunicato stampa e una seed phrase visibile: così sono spariti milioni in criptovalute sequestrate dal fisco &#8211; corriereromano.it</figcaption></figure>
<p>La storia comincia con un’operazione fiscale contro presunti evasori. Un’operazione importante, almeno nelle dimensioni: <strong>124 contribuenti nel mirino</strong> e una serie di sequestri che includevano anche criptovalute. Il valore complessivo degli asset digitali confiscati era stimato in <strong>8,1 miliardi di won, circa 5,6 milioni di dollari</strong>.</p>
<p>Per annunciare i risultati dell’operazione, il <em>National Tax Service</em> — l’agenzia fiscale — ha diffuso un comunicato stampa accompagnato da alcune immagini del materiale sequestrato. Tra gli oggetti mostrati compariva anche un <strong>hardware wallet Ledger</strong>, cioè uno di quei dispositivi utilizzati per conservare criptovalute offline attraverso il cosiddetto <em>cold storage</em>.</p>
<p>In teoria, uno dei sistemi più sicuri disponibili. Ma nella fotografia pubblicata accanto al dispositivo era visibile anche altro: <strong>un foglio con la seed phrase del portafoglio scritta a mano</strong>, completamente leggibile.</p>
<p>Per chi non è abituato al linguaggio delle criptovalute, la seed phrase è semplicemente la chiave principale di un portafoglio digitale. Si tratta di una sequenza di parole che permette di <strong>ricreare il wallet su qualsiasi dispositivo compatibile</strong> e ottenere accesso totale ai fondi. In altre parole: se qualcuno vede quella sequenza, può importare il portafoglio e spostare tutto ciò che contiene.</p>
<h2>Come è avvenuto il furto dei token</h2>
<p>Dopo la diffusione del comunicato, qualcuno ha notato quel dettaglio. Secondo quanto riportato dai media locali, un individuo non identificato ha sfruttato proprio le informazioni presenti nella fotografia.</p>
<p>Il primo passo è stato quasi banale dal punto di vista tecnico: l’attaccante ha inviato una piccola quantità di <strong>Ethereum</strong> al wallet sequestrato. Il motivo è semplice: serviva a pagare le <em>gas fee</em>, cioè le commissioni necessarie per effettuare transazioni sulla blockchain.</p>
<p>Una volta coperti i costi di rete, sono partite le operazioni vere e proprie. Dal portafoglio sono stati trasferiti <strong>circa 4 milioni di token Pre-Retogeum (PRTG)</strong>, spostati verso un nuovo indirizzo blockchain attraverso <strong>tre transazioni separate</strong>.</p>
<p>Nel momento in cui il trasferimento è stato registrato sulla blockchain, il valore complessivo degli asset era stimato intorno ai <strong>4,8 milioni di dollari</strong>.</p>
<p>Le analisi pubbliche dei dati blockchain confermano il percorso dei token, ma non l’identità dell’autore dell’operazione. Ed è qui che emerge il paradosso: poiché la seed phrase era stata pubblicata in un comunicato accessibile a tutti, <strong>chiunque avesse visto la fotografia avrebbe potuto replicare il wallet</strong>.</p>
<h2>Un errore che racconta molto sulla sicurezza delle criptovalute</h2>
<p>L’episodio è stato commentato anche da <strong>Cho Jae-woo</strong>, professore della Hansung University e analista blockchain, che ha descritto la situazione con un paragone piuttosto efficace: <em>“È come lasciare un portafoglio aperto e annunciare pubblicamente dove si trova”</em>.</p>
<p>Il comunicato con le fotografie è stato successivamente rimosso dal sito dell’agenzia fiscale, ma il danno era ormai fatto. Non risultano, per ora, informazioni ufficiali sull’avvio di un’indagine per identificare chi ha effettuato le transazioni.</p>
<p>Curiosamente, non si tratta neppure del primo episodio simile. In un’indagine del <strong>2021</strong>, la polizia del distretto di Gangnam aveva sequestrato <strong>22 bitcoin</strong> legati a un caso di hacking. Anche allora la frase di recupero del wallet finì nelle mani di terzi, con il risultato che il portafoglio utilizzato come prova fu svuotato.</p>
<p>Il caso più recente dimostra ancora una volta una caratteristica fondamentale delle criptovalute: <strong>il controllo totale degli asset implica anche una responsabilità totale nella gestione delle chiavi private</strong>. Senza accesso alla seed phrase, un wallet rimane virtualmente inviolabile. Ma se quella sequenza viene divulgata, la sicurezza del cold storage diventa irrilevante.</p>
<p>E così un’operazione nata per contrastare l’evasione fiscale si è trasformata, in poche ore, in una perdita multimilionaria per il tesoro pubblico.</p>
<p>L’errore è avvenuto in <strong>Corea del Sud</strong>, dove l’agenzia fiscale aveva condotto l’operazione contro i contribuenti sospettati di evasione. Una distrazione apparentemente marginale nella gestione delle immagini ufficiali ha finito per compromettere un sequestro da milioni di dollari.</p>

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