<p><strong>Uno studio su Ecology Letters rivela un comportamento estremo delle tartarughe di Hermann sull’isola di Golem Grad: femmine che si gettano dalle scogliere per sfuggire ai maschi.</strong></p>
<p>Sull’isola di Golem Grad, nel lago Prespa, nella Macedonia del Nord, succede qualcosa che gli stessi ricercatori hanno faticato a interpretare. Diverse femmine di tartaruga di Hermann finiscono giù dalle scogliere e muoiono per l’impatto. Non si tratta però di cadute accidentali. In molti casi, secondo gli scienziati che studiano la popolazione dell’isola da anni, sembrano essere scelte deliberate.</p>
<figure id="attachment_6376" aria-describedby="caption-attachment-6376" style="width: 1190px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-6376" src="https://www.corriereromano.it/wp-content/uploads/2026/03/tartarughe-suicida.jpg" alt="Tartarughe suicida sull’isola di Golem Grad" width="1200" height="800" /><figcaption id="caption-attachment-6376" class="wp-caption-text">Tartarughe spinte al limite: sull’isola di Golem Grad le femmine si gettano dalle scogliere per sfuggire ai maschi &#8211; corriereromano.it</figcaption></figure>
<p>Il motivo è semplice quanto brutale: <strong>sfuggire ai maschi</strong>. Sull’isola disabitata il rapporto tra i sessi è completamente sbilanciato. Ci sono circa mille tartarughe, ma quasi tutte sono maschi. L’ultimo conteggio parla di <strong>diciannove maschi per ogni femmina</strong>. Un numero che ha trasformato la vita delle poche femmine presenti in una pressione continua, fatta di inseguimenti, scontri e tentativi di accoppiamento ripetuti.</p>
<p>Il fenomeno è stato analizzato in uno studio pubblicato su <em>Ecology Letters</em> e firmato da Dragan Arsovski, Xavier Bonnet, Ana Golubovic e Ljiljana Tomovic. La ricerca è stata ripresa anche dal <em>New York Times</em> e dal <em>Times</em>, proprio per la singolarità – e la durezza – delle conclusioni.</p>
<h2>Un’isola dominata dai maschi</h2>
<p>Le osservazioni sul campo sono iniziate nel 2008. All’inizio gli studiosi pensavano di trovarsi davanti a una curiosità comportamentale quasi comica. In alcuni momenti gruppi di maschi si accoppiavano tra loro, formando veri e propri ammassi per soddisfare l’istinto sessuale.</p>
<p>Col tempo però il quadro si è fatto molto meno leggero. In mezzo a quei gruppi, spesso, c’era una sola femmina circondata da molti maschi. Scene di pressione collettiva che, in natura, non sono rare ma che qui avvengono con una frequenza molto più alta del normale.</p>
<p>La disparità numerica ha trasformato l’accoppiamento in una competizione permanente. I maschi si scontrano tra loro, si mordono e colpiscono le femmine in fuga con la punta della coda. È un comportamento già documentato nella specie, ma sull’isola assume proporzioni estreme.</p>
<p>Gli effetti si vedono anche sul corpo degli animali. Secondo i ricercatori <strong>tre femmine su quattro presentano lesioni genitali</strong>, segno di tentativi di accoppiamento ripetuti e spesso violenti.</p>
<p>Ed è proprio in questo contesto che gli studiosi hanno iniziato a notare un altro fenomeno inatteso: alcune femmine venivano trovate ai piedi delle scogliere dell’isola.</p>
<h2>La fuga nel vuoto e il rischio estinzione</h2>
<p>All’inizio si pensava che le cadute fossero provocate dalle spinte dei maschi durante gli inseguimenti. L’ipotesi sembrava plausibile: le tartarughe si muovono tra rocce e pendii e in una situazione di caos bastava poco per perdere l’equilibrio.</p>
<p>Con il tempo, però, le osservazioni hanno suggerito un’altra interpretazione. Alcune femmine <strong>si dirigono verso i bordi delle scogliere e si lasciano cadere</strong>, come se fosse un tentativo disperato di sottrarsi all’assedio dei maschi.</p>
<p>Una strategia estrema, che però non risolve il problema. Anzi, contribuisce ad aggravare il destino della popolazione femminile dell’isola.</p>
<p>Gli effetti dello stress sono evidenti anche sul piano riproduttivo. Attraverso radiografie gli scienziati hanno verificato che molte femmine non portano uova. Solo il <strong>15% degli esemplari osservati</strong> era gravido. Nelle popolazioni di terraferma, invece, la situazione è completamente diversa: quasi tutte le femmine hanno uova e possono portarne fino a undici.</p>
<p>Per i biologi questo squilibrio potrebbe innescare quello che viene definito un <em>“vortice di estinzione discriminatorio basato sul sesso”</em>. In altre parole: meno femmine significa meno nascite, quindi ancora meno femmine in futuro.</p>
<p>Le stime dei ricercatori sono nette. Se le condizioni resteranno queste, <strong>l’ultima femmina dell’isola potrebbe scomparire entro il 2083</strong>, tra fame, stress o morte prematura.</p>
<p>Golem Grad, che per anni è stata considerata un piccolo laboratorio naturale per lo studio delle tartarughe mediterranee, rischia così di diventare il luogo dove osservare un’estinzione annunciata.</p>

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