<p class="p1"><strong>Elisa Bravi è stata uccisa la notte del 18 dicembre 2019, all’interno della sua villetta a Glorie di Bagnacavallo: ergastolo definitivo per il marito.</strong></p>
<figure id="attachment_1574" aria-describedby="caption-attachment-1574" style="width: 1190px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1574" src="https://www.corriereromano.it/wp-content/uploads/2023/11/Foto-di-Elisa-Bravi.jpg" alt="Foto di Elisa Bravi" width="1200" height="800" /><figcaption id="caption-attachment-1574" class="wp-caption-text">Foto di Elisa Bravi (Corriereromano.it)</figcaption></figure>
<p class="p1"><strong>L’omicidio di Elisa Bravi</strong>, nel dicembre 2019, ha suscitato grande scalpore in tutta la comunità. È stato <strong>uno dei femminicidi più discussi dell’epoca</strong>, e oggi, finalmente, la perizia disposta in primo grado si è pronunciata: il marito, Riccardo Pondi, 42 anni, era in grado di intendere e di volere. <strong>L’uomo è stato condannato all’ergastolo definitivo</strong>.</p>
<p class="p1">Il ricorso delle difese è stato rigettato e Riccardo Pondi è stato condannato all’ergastolo definitivo per l’assassinio della moglie 31enne, strozzata la notte del 18 dicembre 2019 in camera da letto. Ora Riccardo è tenuto in una cella del carcere di Ravenna, ma sarà trasferito a breve altrove, in un’altra struttura. Il suo avvocato, Ermanno Cicognani, <strong>ha espresso molti dubbi sulla condanna</strong>.</p>
<h2 class="p1">Ergastolo definitivo per Riccardo Pondi, responsabile dell’omicidio di Elisa Bravi</h2>
<figure id="attachment_1572" aria-describedby="caption-attachment-1572" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1572" src="https://www.corriereromano.it/wp-content/uploads/2023/11/Auto-della-Polizia.jpg" alt="Auto della Polizia" width="740" height="480" /><figcaption id="caption-attachment-1572" class="wp-caption-text">Auto della Polizia (Corriereromano.it)</figcaption></figure>
<p class="p1">Ermanno Cicognani, insieme a Francesco Manetti, difensori di Pondi, hanno espresso molti dubbi riguardo alla condanna, mettendo in dubbio la perizia di primo grado, <strong>sottolineando alcune criticità</strong>. Secondo i difensori dell’assassino, i giudici non hanno vagliato tutte le opzioni. L’avvocato Manetti critica la pena finale, affermando che “Uno Stato che applica la stessa pena a Matteo Cagnoni e a Riccardo Pondi, ha probabilmente inserito troppo elementi rigidi e lasciato poca discrezionalità ai giudici”.</p>
<p class="p1">Gli avvocati dalla parte civile per i genitori della ragazza uccisa,<strong> Annalisa Porrari e Giuseppe Della Casa</strong>, si ritengono invece soddisfatti dell’esito del processo. L’ergastolo definitivo pone fine a un iter processuale che ha provocato grande disagio nella famiglia della vittima, costretta per 4 anni a vivere quotidianamente nel dolore.</p>
<h2>La fine di un lungo calvario</h2>
<p class="p1">Per 4 anni, la famiglia ha pensato che si potesse, in qualche modo, <strong>risparmiare il carcere definitivo al carnefice</strong>, riconoscendogli la semi infermità. L’imputato, fino ad oggi, aveva rimediato solo una condanna a 24 anni inflitta in primo grado nel luglio 2021. Solo nel settembre 2022 la condanna si era trasformata in ergastolo, quando sono stati esclusi disturbi mentali.</p>
<p class="p1">La difesa di Pondi si è battuta per far ridurre la pena, appellandosi all’incapacità di intendere e di volere da parte dell’omicida, parlando di “corto circuito emotivo cognitivo”. Finalmente, la famiglia Bravi può tirare un sospiro di sollievo, in mezzo a così tanto dolore. Riccardo Pondi, a seguito di una violenta lite, scaturita per via del suo nervosismo, <strong>aveva soffocato la moglie</strong>, mentre le due figlie dormivano nella stanza accanto.</p>
<p class="p1"><strong>Pondi soffriva di depressione</strong> e subita improvvisi sbalzi di umore, ed era molto geloso di Elisa, tanto da diventare ossessivo e chiamarla anche 40 volte al giorno, specie nell’ultimo anno della loro storia. Antonella, la mamma di Elisa, afferma che “gli autori dei femminicidi sono spinti sempre dalle stesse motivazioni: quando si rendono conto di non avere il dominio, perdono la testa”.</p>

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