Levante chiarisce il bacio con Gaia a Sanremo: gesto spontaneo, nessuna censura. E in conferenza stampa parla anche di guerra e libertà.
Certe immagini durano pochi secondi, ma riescono a occupare giorni interi di discussione. È quello che è successo a Sanremo, dove un bacio tra Levante e Gaia ha acceso un dibattito che, a sentire la diretta interessata, non avrebbe neppure dovuto nascere.

In conferenza stampa, la cantante ha scelto di non aggirare la questione. L’ha affrontata frontalmente, con il suo tono diretto: «A me non fa nessun effetto un bacio in bocca tra due ragazzi o due ragazze chiaramente, siamo abituatissimi. Poi in casa siamo omosessuali, siamo etero, non faccio queste distinzioni qua. Era un bacio d’affetto, se proprio devo giustificarlo, se invece riteniamo da persone intelligenti che io non debba dire nulla sul mio bacio, va bene. Però veramente non era programmato, per cui chiaramente la regia non mi ha inquadrato».
Parole che non cercano lo scontro, ma nemmeno arretrano. Il punto, per Levante, non è mai stato la provocazione. Anzi. L’artista ha ricostruito con precisione la dinamica del gesto, spiegando che durante le prove del venerdì mattina c’era stato solo un sound check, non una prova registica. «Le ho dato un bacetto e poi ho detto: “Scusa, l’ho dato senza il tuo consenso!”. Lei ha risposto: “Puoi fare quello che vuoi”. E allora ho pensato che magari le davo un bacio alla fine. Ma davvero non lo sapeva nessuno, non lo sapeva il regista del Festival Maurizio Pagnussat».
Censura al Festival? La verità di Levante
Il nome del regista, Maurizio Pagnussat, è finito inevitabilmente nella discussione. Levante però ha tenuto a precisare di non voler difendere nessuno per partito preso: «Non perché debba giustificare la Rai, voi lo sapete che io mi esprimo sinceramente, non sono mai omertosa, però ci tengo anche a dire che Pagnussat aveva studiato una regia per QPilot alla prova generale e quella di ieri non era la prova generale, per cui queste camere sono automatizzate, si muovono per come è stata fatta la prova».
In altre parole: nessun taglio deliberato, nessuna inquadratura evitata con intenzione. Una questione tecnica, semmai. E la stessa Rai, nelle ore successive, ha ribadito la propria posizione: «Non censuriamo nessuno, ci mancherebbe altro».
Ma per Levante il tema vero è un altro. «Non è tanto la censura che non c’è stata, ma il fatto che questa cosa crei dibattito. Questa cosa non dovrebbe creare dibattito, veramente non l’ho fatto perché volevo provocare». È qui che il discorso si sposta su un piano più ampio, quasi culturale. Il gesto, nelle sue intenzioni, era semplice affetto. Il rumore intorno, invece, racconta ancora una sensibilità collettiva che non sempre riesce a trattare la normalità come tale.
E la chiusura è coerente con questo filo: «sto vivendo liberamente la mia vita esattamente come voglio viverla, nel massimo della libertà per come la penso». Non una dichiarazione di guerra, ma una rivendicazione personale.
Levante e la “terza guerra mondiale”
Nel corso dello stesso incontro con la stampa, la cantante ha allargato lo sguardo oltre il palco dell’Ariston. Commentando l’attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele, ha detto: «Chiaramente sono molto preoccupata, onestamente, perché stiamo vivendo una terza guerra mondiale». Un’espressione forte, che fotografa un sentimento diffuso di inquietudine.
Levante ha aggiunto: «È molto complessa come situazione, però mi ha dato molto fastidio il fatto che dei paesi si possano ergere a sceriffi del mondo, lo trovo molto spaventoso». Anche qui non c’è un’analisi geopolitica dettagliata, ma una presa di posizione emotiva, personale, che riflette il clima di tensione internazionale.
Il filo rosso, a ben vedere, resta lo stesso: la libertà. Libertà di espressione sul palco, libertà di vivere senza giustificazioni, ma anche libertà dei popoli, messa in discussione da conflitti che appaiono sempre più estesi e difficili da leggere.




