Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
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L'intenso, insidioso uomo

Giorgio Albertazzi e il suo Shylock ne "Il mercante di Venezia"

di Luca Siliquini

L’eterna dicotomia tra bene e male. Argomento abusato, trattato fin troppe volte, dalla notte dei tempi. Eppure, si parla di una tematica che non finirà mai di esaurirsi. Del resto, in caso contrario, sarebbe come ammettere l’esautorazione dell’individuo. La morte psicofisica dell’essere umano. Se un uomo smettesse di interrogarsi su dove finisce il bene e inizia il male, o viceversa, egli stesso non sarebbe più tale. Non sarebbe più un uomo. Il che rappresenterebbe la peggiore delle colpe.
Con la differenza che alcuni uomini, nel corso dei secoli, hanno affrontato la questione in maniera più approfondita e al limite cervellotica.

Giusto così. Serve a dare senso alla Storia. Serve a dare senso all’Arte. Significa sostanzialmente dare vita a sé stessi. La migliore delle consapevolezze. Riducendo il tutto, si può affermare che l’uomo è un faro. Certi uomini, perlomeno. E, per quanto scontato appaia, Shakespeare era uno di quelli. Uno dei più lungimiranti fari della storia.

Tesi perfettamente dimostrabile nelle commedie di Shakespeare. Opere a volte ricordate meno delle tragedie. Sebbene allo stesso modo apprezzate e idolatrate. L’esempio più lampante è forse Il mercante di Venezia. Testo in apparenza burlesco, con un qualcosa di ostentatamente “guascone”. Ma in realtà forte, amaro rispetto ciò che si è detto finora. Non per niente, è una commedia – se così la si può chiamare, in effetti – proposta e riproposta sin dalla suo concepimento, alla fine del XVI° secolo.

Il Teatro Quirino propone un adattamento intenso, profondo, che sviscera in ogni minima parte gli intenti originari di Shakespeare. Inutile in questa sede riportare la trama, rintracciabile in sostanza ovunque – non fosse altro tramite il web -. Ciò che conta è sottolineare quanto questa specifica versione colpisca. La regia di Giancarlo Marinelli da alla pièce una sorta di nuova luce, aggiunge nuove dimensioni alla già multiforme opera originaria. Amore, odio, voltafaccia e tradimenti combaciano in un clima di macabra ironia perfettamente calzante. Il protagonista, lo strozzino Shylock, interpretato da un magistrale Giorgio Albertazzi, incarna in un sol colpo tutti i vizi e le virtù dell’animo umano. È gretto, sincero, arrogante, spavaldo, debole. Ma soprattutto tremendamente viscerale. Quasi da far spavento.

«E Shylock? Da dove vengono la sua malvagità, la sua avarizia, la sua ostinazione a fiutare, fino ad asportare, l’odore del sangue? – afferma lo stesso Marinelli –. Mi sono sempre chiesto: Shylock è semplicemente un antagonista agli eroi sopra citati? Shylock è unicamente la nota dissonante e stonata dentro alla sinfonia della giovinezza? Chi è veramente Shylock?». Già. Chi è veramente Shylock? Un po’ come chiedersi: chi siamo veramente tutti noi? Una domanda senza prezzo e senza risposta, forse. Ma, elusa qualsiasi ombra di dubbio, si può decisamente ritenere che un adattamento come quello in questione pone interrogativi fondamentali. Questioni che ci si dovrebbe chiedere ogni giorno. Da vedere. Per non perdersi un piccolo grande capolavoro.

Per info:

21 ottobre / 9 novembre
Ghione Produzioni
GIORGIO ALBERTAZZI
IL MERCANTE DI VENEZIA

Teatro Quirino

Piazza dell’Oratorio 73 – 00187 Roma 
Tel. 06.6790616 – 06.6783042
segreteria@teatroquirino.it

[06-11-2014]

 
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