Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
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Fratelli coltelli

Corruzione e rivoluzione ai tempi di Ibsen. E non solo

di Luca Siliquini

Individuo pericoloso, colui che anticipa troppo i mali della società. Chi sa guardare talmente avanti da non risultare mai anacronistico. Perché riesce ad analizzare determinati cambiamenti storici come se li guardasse a cento anni di distanza. E dall’alto, per avere una visione più completa. È il caso di molte teste pensanti. Parecchi artisti o intellettuali, nello specifico. Non c’è dubbio che Henrik Ibsen appartenesse a questa categoria. Al drammaturgo norvegese viene attribuito il merito di aver sviscerato – come pochi hanno saputo fare – il lato più intimo e spaventoso di quella classe nascente (parliamo dell’Ottocento) che era la borghesia. Con tutte le sue falsità e contraddizioni. Ora, viene spontaneo chiedersi: se Ibsen fosse vissuto ai nostri giorni, avrebbe scritto le stesse cose? Certamente sì, e il motivo è semplice. Muteranno anche i tempi, ma certe dinamiche rimangono sempre le stesse. È insito nell’essere umano. La forza di una vera testa pensante sta nel riuscire a capirlo. A costo di arrivare a essere odiati dall’Uomo e dalla Storia.

L’opera Un nemico del popolo è l’esempio calzante di quanto appena affermato. Scritta nel 1882, ancora oggi da l’impressione di essere incredibilmente contemporanea. E in questo caso, per “contemporanea” si intende che sembra sia stata pensata sei mesi fa. La prova provata di ciò è l’adattamento proposto al Teatro Sala Umberto con Gianmarco Tognazzi e Bruno Armando, per la regia di Armando Pugliese. Qui non siamo in Norvegia, e non siamo nell’Ottocento. Siamo piuttosto in Italia, presumibilmente negli anni Settanta del Novecento. Eppure l’atmosfera non cambia. C’è sempre una “massa” che pende solo dalle labbra del vincente. Sebbene il vincente sia l’individuo più corrotto di questa Terra. E c’è sempre un perdente, un antieroe. Qualcuno che, con spirito intelligentemente contestatore, si mette contro tutto e tutti per smuovere le coscienze. Ottenendo, spesso e volentieri, scarsi risultati. Non si vogliono fare pessimismi di sorta, ma nella realtà le cose funzionano così. È una storia vecchia come il mondo. E la trama parla chiaro.

Un medico scopre che le terme pubbliche del proprio paese sono inquinate da scarichi montani di conciatura delle pelli. È sua intenzione denunciare il fatto e rimediare alla questione, ma da una parte suo fratello (sindaco nonché rappresentante dei potenti azionisti di maggioranza delle terme), dall'altra i redattori di un giornale – che si dichiara popolare e si schiera in apparenza contro i potenti della città –, si oppongono alla pubblicazione del rapporto del dottore. Perché tutti risulterebbero coinvolti nel misfatto, ovviamente. Gli appelli al potere non servono a niente, e nemmeno quelli alla coscienza popolare. Vinti e vincitori altro non sono che una schiera di opportunisti, interessati esclusivamente a soldi e reputazione. In un simile contesto, al dottore sembra rimanere un’unica scelta: abbandonare la città che lo disprezza. Ma un’alternativa è sempre possibile, e il nostro antieroe (che sarebbe poi l’eroe) si rende conto che la risposta migliore a questa situazione è la conoscenza. Decide quindi di istruire i giovani per aiutarli a comprendere meglio la realtà e diventare cittadini più consapevoli. 

La trama è sintetizzata all’osso, ma rende alla perfezione l’idea di quanto Ibsen fosse lungimirante. Per questo Un nemico del popolo è un’opera che funzionerà sempre. Perché affronta tematiche universalmente legate all’essere umano, e quindi senza tempo. L’attaccamento al denaro, l’ipocrisia, la smodata ricerca di consensi, la manipolazione mediatica. Tutto qui fa riferimento diretto agli “standard” di società e collettività. L’adattamento di Edoardo Erba, da questo punto di vista, è estremamente efficace. Mantiene intatto il senso originale dell’opera, ma rende la pièce più fresca e, per l’appunto, contemporanea. Bravissimi i già citati Gianmarco Tognazzi e Bruno Armando, rispettivamente nei ruoli del medico e del sindaco. Fratelli-coltelli che rappresentano i due lati opposti di una comunità alla deriva. A tal proposito, magistrale Tognazzi nel monologo in cui spiega, durante una pubblica assemblea, perché gli scarichi delle terme sono nocivi, sottolineando quanto la colpa del marciume della società venga in primis dal popolo stesso. Da quella borghesia che, per mancanza di consapevolezza, è portata a “scegliere” ignoranza e corruzione. Una prova di teatro talmente forte e intensa che già da sola merita il prezzo del biglietto.
Per info:

Un nemico del popolo

di H. Ibsen adattamento di Edoardo Erba

Teatro Sala Umberto

Fino al 20 aprile

tel. 06.6794753
Via della Mercede, 50
00187 Roma

orari

lunedi-domenica h.10.00/19.00

 

 

 

[14-04-2014]

 
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