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Genitori e figli, istruzioni per l置so

Il ritorno di Max Giusti al teatro Sistina

di Luca Siliquini

Una carrozzina, con dentro un bimbo che si è affacciato al mondo da appena una settimana. Un padre, attore quarantenne e precario, che cerca di dare delle risposte alla propria vita. E un nonno, inchiodato al letto di una clinica, che forse non riuscirà mai a conoscere il nipote. Tre generazioni a confronto. Decenni di mutamenti storici e culturali. Un riciclo generazionale inevitabile. Ma soprattutto un’occasione per riflettere sulle differenze tra padri e figli, nei rapporti di coppia, rispetto il modo di vedere e vivere la società. Dagli anni ’70 a oggi, almeno. E senza dimenticare di ridere. Già, perché una buona dose di ironia è sempre l’arma migliore per affrontare dubbi e avversità. Si può ridere dei propri sbagli? Certo, perché no. Basta avere il coraggio e la consapevolezza di farlo. In questo, essere quarantenni e freschi di paternità aiuta. È un po’ come se si aprisse un mondo. Ci si sente addosso un senso di responsabilità che neanche si sarebbe immaginato, fino a poco tempo prima. E si è pronti a rimettere tutto in gioco, se necessario.

Max Giusti torna a calcare il palco del Teatro Sistina con un ‘one man show’ esilarante, ma anche tanto riflessivo. Di padre in figlio, per la regia di Marco Carniti, in scena fino al prossimo  13 aprile, è uno spettacolo che scandaglia con intelligenza e acume gli stravolgimenti di un’Italia ormai al collasso e costretta a porsi numerosi interrogativi sul proprio destino. Ma niente musi lunghi, è bene ribadire. Qui si ride, e si ride molto. Si ride di un presidente del Consiglio giovane e in carriera. Di un papa in carica che dialoga con un papa in ritiro (“Una volta si diceva ‘morto un papa, se ne fa un altro’. Ora dovremmo dire ‘VIVO un papa, se ne fa un altro’”, una delle battute dello show). Di come i social network abbiano stravolto l’approccio al corteggiamento. Si passa con nonchalance da un argomento all’altro, ma sempre mantenendo quel filo conduttore ben preciso: i rapporti tra genitori e figli. Perché il filtro rimane comunque quello. E la scaltrezza di questo spettacolo sta proprio nel fatto che, sebbene si salti deliberatamente “di palo in frasca”, lo spettatore non ha la sensazione di sentirsi perso. Al contrario. Riesce a seguire con estrema facilità i pirotecnici passaggi di Giusti senza che il tema principale dello show – il collante, per così dire – gli sfugga di mano. Un’abilità degna di un grande mattatore.

«Non avrei mai lasciato i pacchi di Affari tuoi, che tra l'altro fruttavano molti soldi, se non avessi capito che mi stavo perdendo, che volevo altro e la gente se lo aspettava da me – aveva dichiarato lo stesso Giusti qualche giorno fa ad “Ansa.it” –». In effetti è vero. Il comico romano torna a teatro con una sfida tutta nuova, per lui. E si vede. È evidente quanto tenga a questo spettacolo. Quanto impegno sia stato profuso nel realizzarlo. Quanto egli per primo abbia a cuore il tema che muove Di padre in figlio. Per il resto, le qualità di Giusti sono note a tutti. Il nostro è un intrattenitore esplosivo, diretto, pungente. Che si tratti di gag, imitazioni – anche in questo caso i cavalli di battaglia ci sono tutti, Malgioglio e Renato Zero in primis – o satira su costume, politica e società. Giusti si sbraccia, balla, canta e si ha l’impressione che ogni tanto vada a braccio. Ma può permetterselo, senza dubbio. In altre parole, mette a uso e consumo del pubblico il cento per cento del proprio istrionismo. E sempre con garbo. Si ride molto, come già detto, ma non si offende nessuno. E qui sta l’intelligenza.

Un plauso particolare, oltre al già citato regista Marco Carniti – che ha saputo carpire alla perfezione le esigenze sceniche di Giusti – va al corpo di ballo e soprattutto alle musiche di Gaetano Curreri (primo tastierista degli Stadio. Quello dei tempi di “Acqua e sapone”, per intenderci), prezioso alleato nella realizzazione di questo spettacolo. Poco altro da aggiungere. Se si cerca del teatro che sia divertente, schietto, curato e che intrattenga nel vero senso della parola, Di padre in figlio è lo show adatto. E si tornerà a casa con più di uno spunto di riflessione.

Per info:

Teatro Sistina

Via Sistina, 129

 06.4200711

"Di padre in figlio"

1 – 13 aprile 2014

PREZZI

Poltronissima € 44,00
Poltrona e Prima Galleria € 39.50
Seconda e Terza Galleria € 34.00

ORARI

da martedì a sabato ore 21.00 sabato 5/4 e domeniche ore 17.00

 

 

[02-04-2014]

 
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