Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
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Dolce Vita, swing e cinepanettoni

Istrionico e commovente, De Sica racconta la sua Cinecittā

di Luca Siliquini

Da macchina di propaganda a luogo di sogno, fino a “mero” carrozzone di intrattenimento. Simbolo d’avanguardia durante il fascismo, culla dei kolossal, vanto italiano nel mondo ai tempi d’oro di Fellini e via Veneto, oggi dimora del reality show Grande Fratello. Di Cinecittà si può dire veramente di tutto. Nel bene e nel male. Ma, volendo essere sinceri, chi non ha mai subìto il fascino dei mitici “Studios” e del mondo che gravita loro attorno? Almeno un minimo, almeno una volta? Nell’immaginario collettivo, Cinecittà rimane una sorta di Eden dove le fantasie prendono forma. Un po’ il principio del “sogno americano”. Ma made in Italy. Quindi, comunque la si voglia mettere, decidere di omaggiare il grande stabile di via Tuscolana risulta per molti versi doveroso. È come il rapporto genitori-figli. Possono esserci litigate e incomprensioni, ma alla fine, nella maggior parte dei casi, un genitore perdona sempre le colpe del figlio. E idem il contrario.

Ora, a proposito di rapporti parentali, tutti sanno quanto Vittorio De Sica abbia lasciato in eredità al cinema italiano. Padre fondatore del Neorealismo, i suoi capolavori vengono ricordati in tutto il mondo. Ma volendo parlare del figlio? Come verrà ricordato Christian De sica dai posteri? Come il padre fondatore dei cinepanettoni? Bene non fare di tutta l’erba un fascio. Perché è vero, Christian De Sica deve la maggior parte della sua fama – e del suo conto in banca, senza dubbio – alle volga rotte pellicole natalizie. Ma è anche vero che De Sica figlio ha dimostrato più volte di essere un performer a 360 gradi. Un artista completo, perfettamente in grado di reggere il palco. La prova provata? Semplice. Basta vederlo a teatro. Il vero mondo di Christian De Sica è lì. Ed è lì che la sua capacità d’espressione raggiunge i massimi livelli. Canto, danza, recitazione, improvvisazione, gag. Un istrione nato. Capace di far ridere o commuovere con la stessa naturalezza. E soprattutto, in grado di gestire un ‘one man show’ con sorprendenti maestria e abilità.

Vedere per credere. Lo spettacolo Cinecittà, in scena al Teatro Brancaccio fino al prossimo 13 aprile, è una performance vulcanica. Christian De Sica ha a cuore questo suo progetto, ed è fin troppo lampante. L’energia che il nostro mattatore irradia dal palco è unica, sia che si tratti di raccontare – sempre con tanta, garbata ironia – le vicende degli “Studios”, sia che si tratti di rendere omaggio ad Alberto Sordi o Frank Sinatra. Già, perché in questo spettacolo di swing ce n’è tanto. Del resto, si sa, le big band anni ‘30/’40 sono da sempre una grande passione di De Sica. E anche in questo caso non manca il nutrito collettivo di bravissimi musicisti. A creare quella giusta atmosfera retrò che diverte e non stanca mai. I momenti salienti di Cinecittà sono parecchi. Il già citato omaggio a Sordi, l’esilarante gag della laurea honoris causa in “Cinepanettonologia” – uno dei punti più riusciti dello show –, lo struggente racconto della realizzazione di La porta del cielo, film che permise al padre Vittorio di salvare numerosi ebrei dalle rappresaglie naziste.

E poi tanti, divertenti ricordi. A Christian De Sica aneddoti da riferire non mancano, è chiaro. Stiamo sempre parlando di qualcuno che da bambino è cresciuto con al fianco “zii” del calibro di Rossellini, Sordi, Zavattini. Quindi via con le imitazioni, i particolari curiosi, le chicche di chi quei tempi li ha vissuti dall’interno. Una memoria storica di estremo impatto intrattenitivo, come solo un gran mattatore sa fare. Necessario ribadire che non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze. Anche in questo caso, è vero che De Sica si muove su un terreno ampiamente collaudato. È il suo genere di show, quello che gli piace fare. Ma il punto è questo: quello che fa, lo fa estremamente bene. Si diverte e soprattutto diverte il pubblico. Perché non andarlo a vedere, allora? A volte, il pregiudizio è una brutta bestia. E rischia di diventare del tutto controproducente. Basterebbe soltanto godersi lo spettacolo.
Per info:

Teatro Brancaccio

Cinecittà

Fino al 13 aprile

tel. 06 80687231
Via Merulana, 244 - 00185 Roma

orario
martedi - sabato h.10.00/19.00
domenica h. 10.00/18.00

lunedi riposo - operativo

 

 

[27-03-2014]

 
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