Giornale di informazione di Roma - Lunedi 26 settembre 2016
 
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Da Napoli a New York, la grande coppia della Seconda Strada

Nevrastenie e gag al Teatro Sala Umberto con Tosca D'Aquino e Maurizio Casagrande

di Luca Siliquini

Caldo e nervosismi. Sono le due e mezza del mattino, e Mel Edison non riesce a dormire. La ragione apparente è l’afa insopportabile di una notte d’estate nella grande mela. Mel è agitato, iperteso. Beve whisky e impreca contro il condizionatore rotto. Le sue continue staffette tra la cucina e il divano del salotto svegliano più volte la moglie Edna. Mel la prega di tornare a dormire. Edna non ci riesce. L’inquietudine del marito la preoccupa troppo. Ne nasce una discussione. Mel ce l’ha con tutto e tutti: New York, il suo lavoro, il mondo, lo sciacquone del bagno, le vicine di casa un po’ troppo “rumorose” – cigolii del letto e quant’altro –. Insomma, l’uomo è incontenibile e la moglie non sa cosa fare. Cerca di calmarlo, di incoraggiarlo, gli propone diverse soluzioni. Sei stanco della città? Ricominciamo da un’altra parte. Il condizionatore è rotto? Domani richiamo il tecnico. Un po’ come si fa con i bambini per farli smettere di piangere. Si cerca di compiacerli. Ma il “bambino” in questione ha 47 anni. E ben altri problemi.

Questa, in sintesi, la scena iniziale de Il prigioniero della Seconda Strada, classico del drammaturgo americano Neil Simon portato in scena al Teatro Sala Umberto da Tosca D’Aquino e Maurizio Casagrande. Una commedia divertente e amara allo stesso tempo, che affronta i temi della crisi, della disoccupazione e dello smarrimento individuale con grande senso di attualità. Siamo negli anni Settanta, e negli Stati Uniti si respira aria di recessione. Il nostro Mel Edison, da ventidue anni dirigente di un’azienda ormai sull’orlo del fallimento, viene licenziato. I classici tagli al personale. La moglie Edna è completamente ignara della situazione. Mel non ha il coraggio di dirle la verità. Di confessarle che i tempi della bella vita sono finiti. Così prende tempo. Passa le giornate girando per la città, nel vano tentativo di trovare un nuovo lavoro. Oppure si rifugia ai giardinetti, allo zoo, nei cinema. E intanto continua a impazzire. La sua rabbia diventa sempre più incontenibile. A discapito in primis del suo matrimonio con Edna. Finché un giorno in cui i ladri non svaligiano casa Edison. Durante l’ennesima discussione con la moglie, finalmente Mel vuota il sacco, liberandosi del proprio peso. Edna è sconvolta, ma capisce subito che la priorità è aiutare il marito, ormai con i nervi a pezzi. Si rivolge dunque a uno psicanalista di fama, ma le cure costano. E a Edna non rimane che mettersi a lavorare. I ruoli si ribaltano. Ora chi porta il pane a casa è lei, fattore che deprime Mel come non mai. Pazienza, comunque: passano i mesi e il nostro inizia a ristabilirsi. Non ha trovato un altro lavoro, ma sta recuperando un minimo di serenità. Ha voglia di riscattarsi. Ed è sempre la moglie a venirgli in soccorso. L’idea di Edna, a suo modo, è brillante: Mel ha la passione del baseball, e adora stare a contatto con i bambini. Potrebbe dunque essere un buon allenatore in un campo estivo. Come al solito, si presenta il problema dei soldi. Aprire un campo estivo è di sicuro un investimento. Edna contatta le sorelle e il fratello di Mel, sperando in un prestito. Dopo iniziali ritrosie, un assegno da 70.000 dollari finisce all’improvviso sul secretaire di casa Edison. Cosa ne farà Mel? Sarà quella l’occasione di riscatto? La vita a volte prende strane derive, e la soluzione più semplice non è sempre quella più gratificante.

Incredibile vedere quanto questo adattamento sia attuale. A distanza di quarant’anni, le tematiche affrontate ne Il prigioniero della Seconda Strada risultano pericolosamente contemporanee e drammaticamente incollate alla realtà. La perdita della sicurezza economica, che mina i rapporti interpersonali più stretti; l’indifferenza della metropoli – in questo caso metafora del mondo –, luogo in cui è facile cadere e pressoché impossibile rialzarsi; la morbosa dipendenza dal denaro, la cui mancanza porta a conseguenze disastrose (depressione ma non solo); la volontà di rivalsa individuale quando tutto sembra perduto. Una serie di temi egregiamente espressi dalla coppia Casagrande-D’Aquino, che con eccezionale maestria e un garbato tocco di “napoletanità” dimostra che si può ridere di certi argomenti anche in tempi come questi. I due, affiatati in maniera stupefacente, fanno della leggerezza, sul palco, il loro punto di forza. Ma si tratta di una leggerezza solo apparente, e che nasconde molto altro. Della serie, ridere per far riflettere. Obiettivo sempre spigoloso. Riuscirci, è naturalmente un’impresa degna di pochi.

Per info:

Teatro Sala Umberto

tel. 06.6794753
Via della Mercede, 50
00187 Roma

Fino al 16 marzo

ORARIO SPETTACOLI*

dal martedì al  venerdì

h.21.00

2° mercoledi

h.17.00

sabato

h.17.00
h.21.00

domenica

h.17.00

dal martedi al venerdi   h.21.00
2° mercoledi                   h.17.00
sabato                              h.17.00
                                         h.21.00
domenica                         h.17.00

 

Prezzi biglietti (interi)

Platea € 32,00

Balconata € 23,00

[13-03-2014]

 
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