Giornale di informazione di Roma - Domenica 25 settembre 2016
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Teatro Roma
 
» Prima Pagina » Cultura Roma » Teatro Roma
 
 

Il silenzio e la scomunica

Antonia Liskova punta il dito contro il Vaticano

di Luca Siliquini

Decenni di soprusi avvolti nell’ombra. Milioni di dollari spesi per zittire famiglie con bambini vittime di violenze sessuali. Intrecci con mafia e stato. Gestione di patrimoni colossali attraverso movimenti finanziari illeciti e società offshore. Ordini di scomunica ignorati. Cifre agghiaccianti – e purtroppo reali – che denunciano un sistema oscuro e potentissimo. La “grande macchina” impiantata nel nome di Dio. Una storia che inizia nella seconda metà degli anni ’70, con i primi scandali sulla pedofilia negli Stati Uniti, e che ancora non sembra destinata a cambiare. Una storia che passa per Marcinkus e lo Ior, per la morte di Roberto Calvi, per Vito Ciancimino, fino ad arrivare alle dimissioni di Benedetto XVI°. Vicende insabbiate da anni di messe, santini e opere pie. Tanto, nessuno toccherà mai la Chiesa. È l’istituzione che diffonde la Parola del Signore nel mondo, quindi al di sopra di ogni sospetto per definizione. Ma anche la Chiesa è formata da uomini. E prima o poi, che piaccia o meno, i segreti degli uomini finiscono col venire scoperti.

Questa la tesi di Antonia Liskova nell’intenso monologo teatrale Nel nome di chi? Dentro i muri del Vaticano, in scena al Teatro Sala Umberto per la regia di Gabriele Guidi. La protagonista è una suora, missionaria in un villaggio sperduto chissà dove, che da anni combatte contro malattie, stenti e indigenza. Una donna forte, coraggiosa, devota a Dio e ai valori originari della Chiesa. E allo stesso tempo in cerca di risposte. Già, perché la sua Chiesa, questa donna, non la riconosce più. E ne soffre. Un giorno il papa la riceve a Roma, nelle stanze segrete da cui partono gli ordini verso l’intero mondo. La nostra protagonista è intimorita, ma fermamente decisa a esprimere il proprio punto di vista. A questo punto Sua Santità viene travolto numero impressionante di cifre, dati e date. Il flusso degli eventi ricordati dalla missionaria è incessante, magmatico. Il papa alza la testa di tanto in tanto ma rimane muto tutto il tempo. Mentre lei continua, sempre più sicura di sé – come darle torto, del resto. Sta affermando la pura verità –. Sempre più determinata nel trovare risposte. Passa da un argomento all’altro, da una nefandezza all’altra, e intanto spuntano nuove cifre, nuovi documenti, nuove dichiarazioni scottanti. Il papa è sempre silente. A fasi alterne, torna ad alzare e subito riabbassare la testa. Il suo sguardo è incomprensibile. Non si capisce se sia incredulo, sbalordito, o addirittura indifferente. Ma soprattutto, il papa non risponde alla domanda principale: perché,nel nome di chi. Dopo un’abbondante ora di soliloquio, la religiosa è sfinita. Se ne va. Sperando che il suo “sfogo/denuncia” possa aver aperto gli occhi in qualche modo. Il Santo Padre non si scompone. Si alza lentamente, apre la finestra, e sotto di sé trova la folla adorante a salutarlo. È l’ora dell’Angelus. Lo spettacolo deve continuare. E per le risposte non c’è tempo.

Nel nome di chi? Dentro i muri del Vaticano
è probabilmente la rappresentazione più forte, scioccante e veritiera sull’argomento che sia mai stata proposta a teatro. Il ritratto dipinto dalla Liskova è duro, destabilizzante, ma non irrispettoso. Non vengono ricordati soltanto i misfatti della Santa Sede. Vengono omaggiati anche tutti i religiosi che si prodigano in opere di bene in tutto il mondo. Tutti coloro che seguono la Parola di Dio mossi da un sentimento di fede più che autentico. Forse per questo la sceneggiatura è tanto cruda. È come un modo per sottolineare quanto gli scandali della Chiesa – pedofilia in primis – offendano chi decide di essere ordinato per fare del bene al prossimo. Anche a costo della vita. Dovrebbero esserci più esempi di teatro del genere. In un’epoca in cui il musical impazza e incassa, portare in scena uno spettacolo-reportage frutto di anni di ricerche e inchiesta è un’impresa a dir poco ammirevole. Senza dubbio, scomoda quanto coraggiosa. Del resto, Antonia Liskova non è nuova a questo tipo di “teatro civile”. Basti prendere a esempio Chi ha paura muore ogni giorno, spettacolo realizzato con Giuseppe Ayala per omaggiare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Non un semplice omaggio, in realtà. Ma un modo per capire, una volta di più, chi ha veramente voluto la morte dei due giudici. Un modo per porsi delle domande. Quello che il teatro fa sempre meno. Porre degli interrogativi.

Per info:

Teatro Sala Umberto

Fino al 2 marzo

tel. 06.6794753
Via della Mercede, 50
00187 Roma

orari

lunedi-domenica h.10.00/19.00

 

ORARIO SPETTACOLI*

dal martedì al  venerdì

h.21.00

2° mercoledi

h.17.00

sabato

h.17.00
h.21.00

domenica

h.17.00

dal martedi al venerdi   h.21.00
2° mercoledi                   h.17.00
sabato                              h.17.00
                                         h.21.00
domenica                         h.17.00
*suscettibili di variazione     

 

[27-02-2014]

 
Lascia il tuo commento