Giornale di informazione di Roma - Venerdi 30 settembre 2016
 
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Da Adamo a Gedeone, storia di sette playboy impacciati

I fratelli pi amati del cinema compiono 60 anni (a teatro)

di Luca Siliquini

Il palinsesto natalizio. Un’infinita carrellata di blockbuster  volta a intrattenere le famiglie che si riuniscono in imbarazzanti abbuffate nei freddi giorni di fine dicembre. Da Mamma, ho perso l’aereo a Una poltrona per due, passando per un’interminabile – e un po’ stucchevole, ammettiamolo  – maratona di commedie a tema, si può stare certi che almeno una volta l’anno, in tv, certe pellicole vengono visionate da chiunque. Non sarà proprio un’operazione originalissima, ma è un dato di fatto. Del resto, si punta sul sicuro. Come sparare sulla Croce Rossa. Ora, quale film viene puntualmente riproposto, tra i tanti, durante il periodo di Natale? La risposta è quantomai scontata: Sette spose per sette fratelli. La presenza del noto musical del ’54 sul piccolo schermo è certa quasi quanto la stessa nascita di Gesù bambino – ovviamente se si è cristiani, e ovviamente senza offesa –. Per ovvi motivi, la scelta è impossibile da biasimare. Come già detto, si va fin troppo sul sicuro. Quindi, sembrerà a tutti logica la ragione per cui,di tanto in tanto (o di spesso in spesso, se si preferisce), il suddetto musical  viene messo in scena a teatro. Sempre con risultati eccellenti, soprattutto a livello di incassi.

Gli anni Cinquanta e certa “garbata” cinematografia statunitense. Le commedie che regalavano allegria e momenti di tenerezza a un pubblico che prima di tutto doveva pensare il meno possibile. In particolar modo alla Guerra fredda e alla spaventosa minaccia nucleare dell'Urss. Niente di meglio, a questo punto, di una bella favola d’amore intrisa di canti e balli e ambientata nel vecchio West. Una prodigiosa iniezione di “sogno americano” in un momento storico di paure e instabilità. Ed ecco allora pronta – ed egregiamente sfornata, c’è da dirlo – la saga dei sette fratelli Pontipee, boscaioli dell’Oregon dai modi  un po’ burberi e alla disperata ricerca di una consorte. Tutta la vicenda del musical nasce con Adamo, il più grande dei sette fratelli, il capofamiglia, che un giorno, con la scusa di fare provviste per l’inverno, scende in paese dall’isolata fattoria Pontipee per cercarsi una donna. E ci riesce. Nell’arco di poche ore, il nostro tornerà a casa con riserve di vario genere e una moglie, Milly, che ha conosciuto, corteggiato e sposato in tempi a dir poco da record. D’altra parte, a quell’epoca e in quel contesto, a certe “sottigliezze” amorose si badava di meno. E comunque, ciò di cui Adamo ha davvero bisogno è una donna che si prenda cura di lui, dei suoi indisciplinati fratelli e della casa. Una colf, diremmo al giorno d’oggi. Piccolo ma rilevante particolare: Milly è del tutto ignara della sorte che le toccherà. Il suo novello sposo si guarda infatti bene dal dirle che vive con altri sei consanguinei assolutamente privi di galateo. Per cui, i primi tempi di Milly alla fattoria equivalgono più o meno a un trattamento con elettroshock. Finché la nostra pulzella-cowboy, gentile ma di polso, non decide che è ora di cambiare musica. Per ragioni di privacy coniugale e per non essere indotta alla pazzia. Insegna, a questo  punto, ai restanti fratelli scapoli Pontipee le buone maniere e le tecniche di corteggiamento. Risultato? I sette scendono in paese per una festa di ballo e i sei non ammogliati conoscono altrettante giovani e avvenenti dame. Tutte promesse a ragazzi del villaggio. La situazione si fa complessa, ma facilmente risolvibile grazie a un’intuizione dello stesso Adamo. Prendendo come spunto il celebre episodio del ratto delle Sabine, il capofamiglia Pontipee organizza un rapimento in grande stile delle povere fanciulle. L’operazione riesce, complice una valanga deliberatamente provocata che blocca il passaggio dal paese alla fattoria dei sette – siamo in inverno, naturalmente –. Milly è all’oscuro della “geniale” pensata del marito, e quando vede piombarsi in casa le sue ex compaesane per poco non rischia un ictus  con relativa emiparesi. La nostra eroina del bon ton va su tutte le furie, e ordina ai ragazzi – marito annesso – di dormire nella stalla fino all’arrivo della primavera. Scioltasi la neve, le “vittime del ratto” verranno riaccompagnate in paese e restituite ai loro padri e fidanzati. Ma attenzione, Cupido non si annoia mai. Le ragazze-ostaggio finiscono infatti con l’innamorarsi dei sei rudi scapoloni, per cui non hanno nessuna intenzione di tornare a casa. Al contrario. Vogliono rimanere alla fattoria e mettere su famiglia. Una manna, per i ragazzi. Ma un affronto per Adamo. Il più grande dei sette, ferito e offeso per le ignobili condizioni imposte dalla moglie, decide di trascorrere il resto dell’inverno in una baita isolata – certo, per l’uomo di casa, non deve essere stato semplice digerire di dormire in una stalla –. Nel frattempo arriva la primavera. Nel frattempo Milly scopre di essere incinta. La valanga che aveva bloccato il passaggio dal paese alla fattoria si scioglie, e padri e fidanzati del villaggio accorrono a casa Pontipee con l’intenzione di mettere fine a tutta questa triste vicenda. A suon di pallottole,chiaramente. Ancora una volta, l’intervento di Adamo si rivela provvidenziale. Il nostro, richiamato dal più piccolo dei fratelli, Gedeone, che va alla baita a comunicare la notizia della Milly-puerpera – Gedeone, da questo punto di vista, è un po’ come “Cucciolo” dei Sette Nani, di animo ingenuo e bonario –, si decide a tornare alla fattoria. All’inizio è un po’ ritroso, ma poi si decide. Se non altro, perché ha finalmente capito quanto è innamorato della propria consorte (a volte la solitudine aiuta). Con piglio risoluto, dunque, il nostro eroe vuole far sellare il carro e riportare al villaggio le ragazze. Non fa in tempo. I mariti e fidanzati di cui sopra arrivano prima. Ne viene fuori un rocambolesco alterco, improvvisamente interrotto dal pianto di una bambina. È la figlia di Milly e Adamo, ma gli inferociti del paese non lo sanno. E qui scatta il gran finale. Il pastore del villaggio, che ha partecipato alla spedizione punitiva insieme ai suoi concittadini, incita le ragazze a confessare. Vuole sapere a chi appartiene l’innocente creatura. Per tutta risposta, le fanciulle urlano in coro: “MIO!”. Non c’è niente da fare. Bisogna correre alle nozze riparatrici. Il grande sogno – americano – è diventato realtà. Quindi, mai più che ora, è il caso di dirlo. E vissero tutti felici e contenti. Ballando e danzando come se non ci fosse un domani.

Al di là di facili ironie legate alla trama e ai suoi sviluppi un po’ paradossali, c’è comunque da dire che Sette spose per sette fratelli è una commedia musicale perfettamente riuscita. Con una colonna sonora azzeccatissima e delle meravigliose coreografie. Senza contare la contagiosa simpatia dei suoi protagonisti – sia per quanto riguarda il film, sia per le trasposizioni teatrali – e l’ammirevole ricostruzione di usi e costumi dell’epoca. L’adattamento riproposto al Teatro Sistina per i 60 anni della pellicola non fa eccezione. Roberta Lanfranchi e Flavio Montrucchio, nei panni di Milly e Adamo, dimostrano di essere due protagonisti completi. Superano con gran maestria la prova della recitazione, del canto e del ballo. Artisti a tutto tondo. Non da meno è il resto del cast. Le coreografie sono davvero coinvolgenti, talmente ben realizzate da riuscire a catturare anche i non amanti del genere – non tutti vanno pazzi per i musical, a ben vedere –. Inoltre, ogni attore è riuscito a dare un impronta molto godibile e marcata al personaggio che interpreta. Non facile, per un’opera tanto “corale”. Altro punto di forza da evidenziare, le scenografie. L’atmosfera che si respira è né più né meno quella delle foreste e delle montagne degli Stati Uniti di metà Ottocento. Quasi ci si dimentica di essere a teatro – la scena in cui viene provocata la valanga, vedere per credere –.  Un evento che merita di essere vissuto, e che conferma l’abilità alla regia di Massimo Romeo Piparo, che si conferma per l’ennesima volta un eccezionale direttore d’orchestra nel campo dei musical. Più che consigliato.

Per info:

Teatro Sistina

Fino a domenica 16 marzo 2014

Via Sistina, 129, 00187 Roma
06 420 0711.00 / 19.00

ORARI BOTTEGHINO
Lun-Sab: 10.00 / 19.00
Dom: 11.00 / 19.00

PREZZI

Poltronissima € 44,00
Poltrona e Prima Galleria € 39.50
Seconda e Terza Galleria € 34.00

ORARI

da martedì a sabato ore 21.00 sabato 22/2 e domenica ore 17.00

 

[19-02-2014]

 
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