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Nobili sull’orlo di una crisi di eredi

La storia di Cin Ci La riproposta al Teatro Quirino

di Luca Siliquini

L’operetta, il varietà, il cafè-chantant francese, la rivista, l’avanspettacolo. Tutte forme di teatro che hanno influenzato in maniera decisiva la cultura – popolare, in particolar modo – europea tra la metà del XIX° e la metà del XX° secolo. Generi che hanno posto le basi per lo sviluppo di forme teatrali di grande successo, e ovviamente più contemporanee, quali il musical. Contesti in cui ci si rivolgeva prima di tutto alla sempre più preponderante media (o medio-bassa) borghesia, proponendo spettacoli leggeri ma che non mancavano ritrarre compiutamente le contraddizioni di una classe sociale in fervente ascesa. Come dire: la verità dietro la comicità. Un secolo circa durante il quale si è sperimentato molto, e a farla da padrone era la creatività. Quella creatività un po’ “da strada”, però. Tipica di chi è abituato ad arrangiarsi, a vivere giorno per giorno. Poco denaro, tanto lavoro. Ecco perché gli attori, o perlomeno molti di questi, offrivano al pubblico rappresentazioni di puro intrattenimento. Per far ridere. Ma non si consideri soltanto l’aspetto frivolo. Il teatro di cui si parla faceva anche riflettere. Ed è a tuttora, storicamente, una miniera d’oro per comprendere i cambiamenti di cent’anni ricchi di eventi.

È più o meno questo il sostrato in cui si colloca l’operetta Cin Ci La, la cui prima rappresentazione è avvenuta al Teatro Dal Verme di Milano il 18 dicembre 1925. A Macao, in Cina, c’è aria di festa. La principessa Mjosotis, figlia  di Fon-Ki, il mandarino, sta per andare in sposa a Ciclamino, suo cugino e principe di Korea. Il matrimonio avviene con successo, ma c’è un problema. Entrambi i novelli sposi non hanno molta dimestichezza con l’”arte amatoria”. Fon-Ki è disperato. Finché l’unione non verrà “consumata”, infatti, non si potrà sciogliere il Ciun-Ki-Sin, ossia il periodo in cui si sospende ogni divertimento e ogni lavoro. Ma quando tutto sembra perduto, ecco arrivare come per miracolo Cin Ci La. La protagonista è un’attrice, cantante ed entreneuse giunta a Macao da Parigi per girare un film. Fon-Ki il mandarino è in estasi. Conosce molto bene Cin Ci La in quanto fu proprio lei, tempo addietro nella capitale francese, a occuparsi della sua “educazione sentimentale”. Il principe Ciclamino viene immediatamente affidato alle “cure” dell’avvenente europea. Come anticipato, però, anche la principessa Mjosotis ha bisogno di “ripetizioni”. Ed è qui che entra in scena Petit-Gris, eterno spasimante di Cin Ci La, talmente innamorato di lei da averla seguita fino a Macao per continuare a corteggiarla. Un trainer per il principe e uno per la principessa, insomma. Il problema sembra risolto e finalmente la Cina avrà il suo nuovo erede. Senonché, i due nobili, dopo le iniziali ritrosìe, con le “lezioni” iniziano a prenderci gusto. Perdendo di vista l’iniziale obiettivo: il loro felice matrimonio e appunto il concepimento di un’erede. Un erede veramente loro. Cin Ci La viene di nuovo in soccorso, e attraverso un escamotage fa in modo che Ciclamino e Mjosotis si incontrino, in una notte stellata, e ritrovino l’amore perduto. Le nozze sono dunque salve, il carillon – segnale dell’avvenuto concepimento – suona la fine del Ciun-Ki-Sin e la stessa Cin Ci La, alfine, cederà al caparbio corteggiamento di Petit-Gris. Una storia dal lieto fine, ma nient’affatto banale.

Cin Ci La è una donna fiera, appassionata, emancipata e conscia della propria sensualità. Un ritratto decisamente atipico, per gli anni Venti del Novecento. Soprattutto in Italia, durante il regime fascista. Una figura femminile portata in scena con grande coraggio dagli autori dell’operetta Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato. Una protagonista che, con incredibile savoir-faire, riesce a smascherare tutta una serie di tabù sessuali – decisamente ipocriti – e addirittura risollevare i destini di un impero. Leggendo tra le righe, e cercando di contestualizzare l’opera, è un aspetto da tenere in alta considerazione.  Se poi si pensa che Cin Ci La è una donna che viene dal popolo, e non una nobile, il ritratto che ne emerge è ancora più sbalorditivo. Complimenti alla “Compagnia Corrado Abbati” per aver messo in piena luce lo straordinario personaggio della protagonista, lasciandone trasparire tutta la prorompente forza. Grazie alla bravura degli attori-cantanti e del corpo di ballo, infatti, questa speciale eroina moderna vive un momento di entusiastica rinascita ancora adesso. A distanza di quasi novant’anni.

Per info:

Teatro Quirino

Via delle Vergini, 7 - 00187 Rm

Biglietteria: 06.67.94.585

mail: info@teatroquirino.it


28 Gennaio · 09 Febbraio 2014

IN SCENA produzione spettacoli
Compagnia Corrado Abbati
CIN CI LÁ
di Carlo Lombardo Virgilio Ranzato

adattamento e regia Corrado Abbati

 

ORARI SPETTACOLI

  • martedì-sabato ore 20.45
  • giovedì 30 gennaio e 
    mercoledì 5 febbraio 
    ore 16.45
  • sabato 8 febbraio ore 16.45 e ore 20.45
  • domenica ore 16.45

[29-01-2014]

 
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