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In salute e in malattia, così si affronta il matrimonio

Al Teatro Sala Umberto, la commedia “Ti ho sposato per allegria”

di Luca Siliquini

Nel suo saggio del 1913 Totem e tabù: somiglianze tra vita mentale dei selvaggi e dei nevrotici, Sigmund Freud introduce per la prima volta e in maniera distinta il concetto di “tabù della suocera”. Parlando di libido e potenziali incesti, il padre della psicanalisi sostiene che tale tabù non sia altro che una sorta di transfert affettivo. Ossia, il genero deride la suocera, arriva addirittura a detestarla, per impedire a sé stesso di provare qualsiasi potenziale attrazione nei confronti di lei. Dal suo canto la suocera, donna che deve fare i conti con l’età che avanza, e il cui fascino tende a sfiorire un po’ di più giorno dopo giorno, inizia identificarsi con la figlia. Inconsciamente, o per meglio dire a causa di un insito, viscerale bisogno di essere ancora amata, la donna più anziana applica il transfert affettivo di cui sopra alla donna più giovane. Alla figlia, quindi. E questa è la ragione per cui molti dei rapporti tra genero e suocera sono – o dovrebbero essere – compromessi fin dal primo istante. Realtà in effetti piuttosto comune. Su cui Natalia Ginzburg non manca ironizzare.

Ti ho sposato per allegria è una commedia in tre atti – in questo caso ridotti a due  scritta nel 1964. Parla di un’Italia prevalentemente borghese, in pieno boom economico ma ancora arretrata per ciò che riguarda usi, costumi e modo di pensare. Pietro (Emanuele Salce), giovane e avvenente avvocato, sposa Giuliana (Chiara Francini), ragazza attraente, logorroica e un po’ svampita, dopo averla conosciuta da meno di un mese. Il loro matrimonio appare da subito imperniato su principi molto poco solidi. Lei chiede continuamente a lui perché si sono sposati così in fretta ­– ma è lei a chiedere a lui di sposarlo –, se non si tratti di una relazione basata soltanto sull’interesse – Pietro è decisamente benestante –, un rapporto in cui l’amore non conta affatto. Giuliana sembra insomma confusa – e a ragione, viene tutto sommato da pensare –, ma riesce comunque a trovare un suo equilibrio con il marito. Pietro risponde alle insicurezze della moglie con pacata fermezza. È un uomo equilibrato, paziente, e intimamente convinto di aver fatto la scelta giusta. Il vero problema sorge nel momento in cui la madre di Pietro, la temuta suocera, va a pranzo per la prima volta dai novelli sposini. La suocera è infatti una donna d’altri tempi, bigotta e rigidissima nei suoi principi cattolici. Non tollera che il figlio si sia sposato con rito civile e non religioso (“per me il matrimonio in Comune non ha valore”), e per di più con una donna conosciuta pochissimo tempo prima a una festa. Quando lei era totalmente ubriaca. In sintesi, ce n’è abbastanza non solo perché si inneschi il freudiano “tabù”, ma per dichiarare apertamente guerra a una coppia figli di tempi degeneri e sconsiderati. E allora giù critiche su tutto. La casa che non va bene, il cibo di quart’ordine, la domestica Vittoria poco professionale, le amicizie della moglie, la sconsideratezza del figlio. I due giovani sposi superano il “test-suocera” con estrema disinvoltura, riuscendo a convincere la madre di Pietro che, nonostante tutto, loro sono una coppia come tutte le altre, robusta e ben consolidata. Dalla loro parte c’è anche la sorella dello sposo, Ginestra, ragazza ottimista e di buon cuore, che mostrerà fin dall’inizio spiccata simpatia per Giuliana.

Ti ho sposato per allegria è una commedia estremamente brillante, molto godibile e con un’impeccabile sceneggiatura. Ma non frivola. Tutt’altro. È un’opera che – tra le righe o meno – mette in luce l’ipocrisia e il falso perbenismo dell’Italia borghese degli anni Sessanta. Temi come l’aborto, le relazioni di coppia, l’insistente presenza genitoriale nei rapporti moglie-marito, vengono qui sviscerati con pungente ironia e ammirevole intelligenza. Quasi secondo il principio per cui “si può ridere di tutto”. Chiara Francini ed Emanuele Salce, nei panni dei protagonisti, riescono in quest’adattamento a tirare fuori il meglio del senso primo e ultimo della commedia. Eloquente, sotto tale aspetto, la frase di Giuliana, che nel finale, recita: “Ogni tanto le madri andrebbero mandate a farsi benedire.”. Calzante sunto degli intenti della Ginzburg. Un plauso particolare va inoltre fatto agli altri attori della compagni, tutti davvero calati nella parte – o nel “gioco delle parti”, se si preferisce –, nonché alla scenografia di Paola Comencini e alla regia di Piero Maccarinelli. Da vedere. A suo modo, è una commedia parecchio illuminante.

Per info:

Teatro Sala Umberto

tel. 06.6794753
Via della Mercede, 50
00187 Roma


Dal 14 gennaio 2014

Roberto Toni per ErreTiTeatro 3
in collaborazione con
Teatro della Pergola Fondazione

CHIARA FRANCINI
EMANUELE SALCE

TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA

di Natalia Ginzburg

con
ANITA BARTOLUCCI
GIULIA WEBER
VALENTINA VIRANDO

scene
Paola Comencini
costumi
Sandra Cardini
musiche
Antonio Di Pofi
disegno luci
Gianni Staropoli

regia 
Piero Maccarinelli

 

PREZZI BIGLIETTI (interi)
platea €.20,00
balconata 15,50

 

[16-01-2014]

 
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