Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
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La radice (malriposta) della violenza

Al Teatro argentina, Francesca Neri si confronta con il tema del femminicidio

di Luca Siliquini

Una volta tanto, partiamo con le cifre.

2005: 84 casi.

2008: 113.

2010: 127.

2012: 124.

2013: 68 soltanto nel primo semestre.

I numeri parlano chiaro. E si riferiscono “soltanto” ai casi di violenza sulle donne riportati dalla stampa. Il dilagare del femminicidio appare più che mai allarmante, nonostante il decreto – convertito in legge lo scorso ottobre – varato dal governo Letta. Sensibilizzare, ed è a tuttora necessario farlo, l’opinione pubblica sulla questione risulta di fondamentale importanza. Trovando però la giusta chiave. Una maniera efficace per far comprendere la concreta gravità del fenomeno. Non semplice, sicuramente. Ma trasformare una conferenza stampa sul tema in una sorta di dibattito da popolino modello Forum o Uomini e Donne lascia quantomeno perplessi. Riguardo il femminicidio, le riflessioni da porsi sarebbero molte. E molto complesse. Invece, tutto ciò che emerge da un evento ufficiale, alla presenza di professionisti stimati e un pubblico – almeno in apparenza – partecipe, è un’immensa sequela di banalità che nulla hanno a che fare con l’effettiva portata del problema. In casi del genere, diventa tutto molto triste. Triste ma vero.

Se ci troviamo in un paese dove il concetto di libertà di stampa ha ancora un valore, allora è essenziale sottolineare che la rassegna Singolarità del femminile andrebbe gestita con più intelligenza. Questa serie di incontri aperti al pubblico condotti da Emilia Costantini – giornalista del Corriere della Sera e scrittrice –, che si premura di intervistare protagoniste del mondo dello spettacolo, della cultura, dell’imprenditoria e della politica, sembra poco riuscita. Onorevole negli intenti, senza dubbio, ma alquanto sterile sulla carta. Spieghiamoci una volta di più. Organizzare un ciclo di appuntamenti volti a dibattere sul progresso delle donne di oggi – e al tempo stesso sui problemi che le affliggono in una società forse ancora troppo ottusa –, è un’iniziativa vincente. Anzi, lo sarebbe. Se soltanto si discutesse in concreto di tali questioni. Al contrario, ed è bene ripetere, dall’incontro che si è svolto ieri al Teatro Argentina non è venuto fuori niente di interessante. La presenza di due giornalisti di primo piano come la “moderatrice” Costantini e il vicedirettore del Tg2 Stefano Marroni non ha apportato il contributo che ci si aspettava. Così come neanche l’intervento di un’attrice della fama di Francesca Neri. Si sarebbe potuto parlare di mille e uno aspetti legati all’inquietante realtà del femminicidio. A parte qualche dato spicciolo assolutamente rintracciabile in Rete, è stata un’ora abbondante di chiacchiere su esperienze personali e altro. Qualche dubbio viene, a questo punto. In primis, se sia sensato portare avanti un evento che alla lunga potrebbe addirittura svilire l’idea di base.

In franchezza, l’unico sospetto che si ha partecipando a un’iniziativa simile è che la questione della violenza sulle donne non viene percepita con adeguata consapevolezza. Come a dire: so che il problema esiste, ma non riesco a definirne i contorni. Ossia la reale dirompenza del fenomeno. Non si vogliono fare polemiche sterili, ma riguardo al tema c’è troppa disinformazione. O forse ancora troppo disinteresse. Probabilmente per queste ragioni, gestire un dibattito in merito può diventare molto arduo. Le riflessioni da fare dovrebbero quindi essere altre.

1 – con quanta superficialità viene affrontato ancora adesso il fenomeno del femminicidio

2 – al di là della notizia, che suscita sempre il suo macabro interesse, quanta effettiva volontà c’è di  approfondire il tema

3 – per quale motivo certi temi non vengono affrontati con maggiore incisività (ossia in maniera più “militante” e meno salottiera)

ORA, riflettere è d’obbligo.

 

 

[09-01-2014]

 
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