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Il Buono, il Brutto e il Giannini

L’omaggio del grande attore alla musica di Morricone

di Luca Siliquini

Cowboys, gangsters, anarchici, missionari gesuiti e frati francescani. Figure apparentemente distanti tra loro, eppure unite da un unico comun denominatore: il fascino evocativo del cinema. La magia della macchina da presa, in grado di sviscerare i più disparati moti dell’animo umano. Di interpretare sentimenti e malesseri, cogliere le più impercettibili sfumature della vita e dei tempi. Il grande schermo come inesauribile cornice dell’esistenza. Ma ogni cornice ha bisogno di una fotografia. Uno scatto che immortali quel particolare momento che si vuole ricordare. E volendo applicare la metafora al cinema, si può senza dubbio affermare che lo scatto di cui sopra corrisponde alla musica. A una colonna sonora. Del resto, chiunque ha nel cuore almeno una canzone che gli riporta alla mente un evento ben preciso. Quasi un tassello del proprio percorso. Capolavori come C’era una volta il West, Mission o Nuovo Cinema Paradiso non potrebbero essere definiti tali senza il fondamentale apporto delle musiche di Ennio Morricone. Un tributo a un Maestro del suo calibro da parte di un attore – Giancarlo Giannini – e un musicista – Mauro Di Domenico – eccezionali risultava, a questo punto, doveroso.

Lo spettacolo Omaggio a Morricone, portato ieri in scena al teatro Sistina, intreccia le splendide musiche del Maestro alla straordinaria potenza interpretativa di Giancarlo Giannini – voce recitante –, in un viaggio che tocca molte, fondamentali tappe del cinema italiano e internazionale. Un lungo iter che passa per Leone, Tornatore e Joffé, ma anche per la poesia di Neruda, Salinas, Pasolini e Garcia Lorca.  Un percorso accompagnato dal prorompente talento di Mauro Di Domenico – chitarra solista e arrangiatore – e dai musicisti dell’”Orchestra di Cinecittà”, con in più l’essenziale contributo dei ballerini della “Oniin Dance Company”. Giannini presenta una toccante rilettura di alcune delle più significative pagine del cinema musicato da Ennio Morricone, regalando al pubblico emozioni straordinarie e numerosi spunti evocativi. Il mito del West e dell’America, la poesia del cinema pasoliniano, la triste epopea di Sacco e Vanzetti, i gangsters anni ’30, la cultura delle tribù Indios rivivono in un’alchimia perfetta, che rapisce e incanta. Attraverso un ineccepibile equilibrio di musica, immagini, danza e recitazione. Omaggio a Morricone è un’esperienza irrinunciabile se si vuole comprendere al meglio il rapporto viscerale che  –  dalla notte dei tempi, è essenziale sottolineare –  lega a doppio filo registi e compositori. Un rapporto in cui due arti si anticipano, rincorrono, compenetrano costantemente. In fin dei conti, cambia soltanto il mezzo di espressione. Da una parte la cinepresa, dall’altra lo spartito.

Morricone ha reso la musica un imprescindibile elemento espressivo, che non accompagna le immagini, ma le completa. Le musiche dei capolavori nati dalla collaborazione tra il compositore e Sergio Leone (iniziata nel 1964), dalla trilogia del dollaro (“Per un pugno di dollari”, “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto, il cattivo”) alla trilogia dell’America (“C’era una volta il West”, “Giù la testa”, “C’era una volta in America”) rappresentano un esempio calzante di tale verità. Senza contare l’incredibile sinergia scaturita dal contributo di Morricone ad altri grandi autori quali Tornatore in Nuovo Cinema Paradiso, Joffé in Mission, Pasolini in Uccellacci e uccellini, fino a Montaldo in Sacco e Vanzetti. Bellezza allo stato puro tradotta in note. E a coronare il concerto/recital Omaggio a Morricone ci pensa dunque Mauro Di Domenico, che, insieme ai solisti dell’”Orchestra di Cinecittà”, quasi lavora da pittore, “mettendo su tela”, la sua personale visione delle emozioni suscitate dal Maestro. Del resto, lo stesso Morricone si riferisce a Mauro di Domenico e ai suoi arrangiamenti in termini molto eloquenti. “…Trovai  – in Di Domenico, ndr ­ –  una conferma delle mie impressioni e scoprii altri valori: l’uso originale della chitarra classica unita alla chitarra Midi lo porta ad un risultato di grande, rara, originale suggestione (mai fredda)… ”. Da non tralasciare infine il significativo apporto della compagnia stabile di danza contemporanea del Teatro delle Celebrazioni di Bologna, la “Oniin Dance Company” che, attraverso le coreografie di Daniela Rapisarda e Alessandro Vacca, regala  allo spettacolo un intreccio di dinamica, fisicità, tecnica e ritmo, per un’esperienza artistica completa e di grande impatto emotivo.

 

 

[17-12-2013]

 
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