Giornale di informazione di Roma - Domenica 25 settembre 2016
 
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Malagō č il nuovo presidente del Coni

Battuto il favorito della vigilia Pagnozzi

"E' un avvenimento storico ed emozionante". Giovanni Malagò sa di aver compiuto un'impresa, che paragona alla Coppa Rimet del 1950 vinta a sorpresa dall'Uruguay nel match decisivo al Maracanà di Rio de Janeiro, contro il Brasile. Un mezzo miracolo per un osservatore esterno ma non per il nuovo presidente del Coni, che si è giovato dell'esperienza (e dei voti) maturata da Franco Chimenti 4 anni orsono, quando perse nettamente contro Gianni Petrucci. Quella di Malagò è stata una lunga rimonta: è partito da zero e, da quando ufficializzò la sua candidatura, ha convinto uno ad uno quei 40 grandi elettori che lo hanno portato alla guida dello sport italiano.

"Sono sempre stato conscio della forza elettorale della mia candidatura - sostiene Malagò in un'affollata conferenza stampa - e se c'è una cosa che so fare è conoscere la gente. Ciò che è capitato oggi è nella natura umana. Capisco la delusione del mio competitor ma poteva esserci anche qualche voto in più per me. Stamattina c'era un flusso di persone che non aveva ancora le idee chiare al cento per cento". La convizione di poter avere il consenso, anche largo, "è maturata nelle ultime quattro-cinque settimane. I primi mesi sono stati dedicati alla semina, poi al customer care ed ho preso voti che nemmeno si può immaginare. E quando sentivo persone dell'altra parte dire che non avevo chance, facevo fatica a resistere a non parlare, a non dire invece come stavano realmente le cose". In campagna elettorale aveva sperato che il calcio non entrasse in Giunta, invece Abete è stato eletto nel 'governo' dello sport: "Non era nella cinquina dei presidenti che sostenevo elettoralmente. Ho chiesto di non votare Abete, un amico con cui ho un ottimo rapporto, ma sono onorato di averlo in Giunta. C'è la necessità di gestire al meglio il rapporto tra il Coni ed il calcio, che ha in Consiglio un rappresentante come Tommasi".

Uno dei punti delicati sarà quello della Coni Servizi, visto che avrà in organigramma Petrucci e Pagnozzi fino al 2014: "C'è qualcosa che non quadra - ammette Malagò - siamo fuori sincro anche come date. Penso si debba trovare il sistema per equiparare le elezioni del Coni a quella della Coni Servizi. Con Pagnozzi i rapporti personali sono eccellenti, idilliaci, la partita è stata giocata con la massima sportività, anche se senza vantaggi. Però penso che i due enti, se non gestiti dalle stesse persone, debbano avere dirigenti con cui collaborare al meglio". Il debutto pubblico da presidente del Coni avverrà sabato prossimo, in occasione della sfida tra Italia e Galles nel Sei Nazioni di rugby, la sua Giunta 'al femminile' (con Turisini, May e Sensini) lo inorgoglisce. Si dice pronto a rimboccarsi le maniche per il tanto lavoro da fare. Dal nuovo governo che verrà dopo le politiche di domenica e lunedì prossimi, Malagò si aspetta "sensibilità, attenzione e piena conoscenza dei problemi", con lo sport che sarà capace "di dare una mano, non solo di chiederla". Tra i primi temi da affrontare, una legge sugli impianti sportivi che ancora non ha avuto luce, anche perchè, a suo dire, "il Coni del passato non è intervenuto utilmente su tutte le leve istituzionali per andare a dama. Bisognerà ricominciare da capo, la situazione impiantistica è disastrosa e sotto gli occhi di tutti". Infine, capitolo doping. "Bisogna sempre fare di più, ma va dato atto che l'Italia è in prima linea in una battaglia che ha ingiustamente criminalizzato alcune discipline che sono state della antesignane in materia. La Wada resta il faro maestro e su questo saremo implacabili, però bisogna cominciare dalla base, dalla cultura sportiva, impedendo la frequentazione dei cattivi maestri".

[19-02-2013]

 
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