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Il pallonaro Lazio
 
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Prendi un derby e moltiplicalo per dieci: cronache di uno spartiacque annunciato

Finale di stagione da dentro o fuori per le romane, che si sono sfidate per un derby che valeva Coppa Italia, Europa e prestigio cittadino. Alla fine la spunta la Lazio, che salva la stagione e, allo stesso tempo apre il processo alla societā giallorossa

Inferno o paradiso si era detto. La cartolina da tramandare ai posteri o lo scheletro nell'armadio da dimenticare. Un derby in finale di Coppa Italia, con in palio, come se non bastasse, una qualificazione europea, è stato questo e tanto altro. In paradiso, dopo novanta minuti tiratissimi, ci va la Lazio, che trasforma una stagione da "vorrei ma non posso" in un'annata da ricordare e da tenere a mente, per non ripetere in futuro certi sbagli e cominciare l'opera di svecchiamento che dovrà, necessariamente, aprire a un nuovo ciclo. All'inferno, o qualcosa di molto simile, la Roma, che assiste alla frattura sempre più marcata tra società, tifosi e squadra, in un tutti contro tutti che preannuncia la terza rivoluzione tecnica in tre anni.

QUI LAZIO - Lotito viene contestato ma trova conferme: terzo trofeo conquistato nella sua gestione e il massimo tirato fuori da ogni singola risorsa a disposizione dello staff tecnico. Manca qualcosa per arrivare nei piani altissimi della classifica e gli errori in fase di mercato, soprattutto invernale, rimangono gravi per una società che voglia puntare a migliorare nei prossimi anni. Di contro però la Lazio, insieme alla Juventus, è la sola ad aver alzato un trofeo al cielo e, tanto per dirne una, ha ottenuto gli stessi risultati (più la Coppa Italia, per l'appunto) di squadre incensate da critica e stampa, leggi Fiorentina e Udinese. Lotito ha il suo modello, e, che piaccia o no, prosegue per la sua strada. Petkovic vince da esordiente e ringrazia i suoi giocatori, dal pupillo Lulic a Candreva, dalla sorpressa Onazi a Ledesma e Hernanes, da Marchetti alla difesa in blocco, fino al predestinato Klose, degni protagonisti di una stagione tormentata ma vissuta intensamente, spesso da protagonisti. C'è bisogno comunque di una mini-rifondazione, ma, a derby vinto, la si potrà fare col sorriso.

QUI ROMA - Alla fine di una settimana vissuta all'insegna del nervosismo e dell'infausta nascita del nuovo logo, criticato aspramente da tifosi e opinione pubblica, la Roma trova un motivo in più per interrogarsi su una gestione societaria che continua a mostrare il fianco, tra scelte tecniche discutibili e scarsa attenzione ai desideri dei tifosi. Il feeling tra la piazza giallorossa e la società americana stenta a decollare e c'è di nuovo aria di rivoluzione: Baldini scarica Andreazzoli, la tifoseria scarica la squadra, andando a contestare nottetempo a Trigoria, in attesa del pullman dei giallorossi, la squadra tradisce e mostra crepe al suo interno. In ottica post-derby sembra tutto da buttare ma, a ben vedere, la rosa romanista ha elementi validi sui quali costruire soddisfazioni future. Sarebbe già un inizio provare a sintonizzare realtà e ambizione: la Roma è una compagine con individualità interessanti ma non sufficienti per essere, ancora, squadra. Se il quarto allenatore in tre anni si concentrerà su un'idea di gioco, lasciando da parte le glorie personali, una svolta nel progetto a stelle a strisce potrebbe finalmente esserci. E una volta che la Roma sarà squadra i potenziali campioncini che hanno diviso la critica, settimana dopo settimana, avranno senso di esistere. Non una serve rifondazione quindi, ma una presa di coscienza forte e incondizionata.

Se ne va così l'ultimo derby stagionale, tra vincitori e vinti, tra gioie e polemiche. Il derby dell'attesa infinita, dei temuti problemi di ordine pubblico (tutto, almeno allo stadio, è filato liscio, ma evidentemente non fa notizia), della paura di perdere e soprattutto della paura che vincano gli avversari. Un derby diverso dagli altri ma uguale a tutti gli altri, un derby da dentro o fuori: "impareggiabile", nel vero senso della parola. Un derby che farà storia e che sarà dimenticato in quanto storia, che conterà tutto e niente, per tutti e per nessuno. Un derby che vivrà di lunedì, di settimane, di mesi estivi durante i quali, volenti o nolenti, se ne parlerà. Almeno fino al prossimo derby, ovviamente.

Valerio Lazzari


[27-05-2013]

 
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