Giornale di informazione di Roma - Venerdi 30 settembre 2016
 
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Virtus Roma in caduta libera

A Cantý arriva l'ennesima sconfitta

Non sa più vincere l'Acea Roma, in questa stagione che solo fino ad un mese fa sembrava del tutto simile a quella - splendida - dell'anno passato. A Cantù arriva la terza sconfitta consecutiva in campionato, la quarta se si considera anche la Coppa Italia, un 83-80 che lascia tanti rimpianti sulla gestione complessiva del gruppo e della partita da parte del coach capitolino.

Il lungo e dannoso impiego dell'ala Quinton Hosley, 32 minuti in campo fatti di qualche lampo di classe in mezzo ad un mare di confusione e di inutile superbia, provocano la frustrazione inevitabile di un gruppo capace di risalire la montagna del meno quindici in cui era sprofondato. A nulla servono i sovrumani sforzi di un monumentale Goss, di un chirurgico Baron e di un finalmente protagonista Szewczick, costretti a dover condividere il parquet con uno degli esseri più indisponenti che abbiano indossato la casacca Virtus nella sua ultracinquantennale storia.

Così, una partita ripresa per i capelli grazie ad una difesa di squadra complessivamente di buona qualità - nonostante i parziali dei primi tre singoli quarti di gioco indichino l'Acqua Vitasnella Cantù sempre sopra i venti punti realizzati, grazie soprattutto alla precisione esagerata nel tiro da tre - diventa impossibile da vincere a causa dell'incredibile numero di palle perse (18), la cui quasi totalità è ascrivibile alle responsabilità di un sol uomo, l'ineffabile e misteriosamente insostituibile Quinton Hosley.

Già priva del proprio playmaker titolare, la Virtus fatica a contenere la vena offensiva di un Aradori in grande spolvero (25 punti e 30 di valutazione) e più in generale dell'ottima qualità offensiva canturina, in cui si esaltano anche il rientrante Cusin e gli altri italiani Rullo e Stefano Gentile. Dalla parte opposta solo Goss e Bobby Jones producono punti, nella confusione dilagante connaturata all'impiego dell'involuto D'Ercole. Migliorano le cose, non poco, quando Moraschini ne prende il posto, e benchè non sempre lucido il giovane emiliano è protagonista del secondo periodo di gioco (45-40), quello in cui la Virtus regge bene il confronto dando l'impressione di poter impensierire Cantù fino alla fine.

Le discutibili scelte di Dalmonte, però, proseguono nel terzo periodo, quando il quintetto iniziale viene confermato e la presenza di D'Ercole reiterata, così che Cantù realizza 19 punti in quattro minuti, portandosi al massimo vantaggio del 24', 64-49. I giochi a due tra Baron e Szewczick, i canestri impossibili di Goss nonchè il tardivo ma gradito risveglio offensivo del prezioso Mbakwe, riportano all'inizio di quarto tempo la Virtus in partita (68-65 al 32') prima dell'illusorio aggancio a 75 al 35', con la schiacciata di Hosley che pare metterlo definitivamente in partita. L'uomo è sì di quelli decisivi, ma per gli avversari: i suoi cinque minuti finali sono da film dell'orrore, e Cantù si porta a casa la partita eleggendolo suo miglior giocatore appena dietro ad Aradori.

Fosse solo inutile, i problemi della Virtus sarebbero anche risolvibili. Il vero pericolo nasce invece dalla sua dannosità, che la partita di Cantù ha palesato ancora una volta, proprio come accadde in quella di andata. Della gara disputata stasera rimangono negli occhi, più che l'impegno messo sul parquet da molti dei suoi compagni, la sua inconsistenza mentale ed una leadership al contrario, che fanno sì che la Virtus, già priva di un playmaker titolare, si ritrovi praticamente a giocare quattro contro sei quando Hosley è in campo, e cioè praticamente sempre.

Con queste pietose premesse, diventa assolutamente a rischio il prossimo incontro casalingo, quello che domenica 23 Febbraio alle 18,15 vedrà opposta la Virtus alla Pasta Reggia Caserta, squadra che attraversa un ottimo momento di forma e che forse potrà schierare il nuovo arrivato Chris Duhon, importante innesto con un recente passato in NBA.
Vedremo se e come Roma saprà uscire dalla fossa che si è autonomamente scavata, con scelte assurde e deleterie che risalgono all'estate ed i cui frutti avvelenati stanno maturando proprio quando la stagione è prossima ad entrare nel vivo.

Andrea De Paolis

[17-02-2014]

 
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