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SanitÓ, dal Cto al San Raffaele: continuano le proteste

il 31 dicembre sarÓ presentato il piano dei tagli del commissario Bondi. Critica la situazione del San Raffaele

Non sarà un Natale sereno per gli operatori della sanità regionale; sia nel comparto pubblico che in quello privato i tagli previsti dal decreto Bondi si abbatteranno come una scure sul settore. Per questo i sindacati, che rivendicano oltre al diritto al lavoro anche quello alla salute sancito dalla Costituzione, stanno organizzando uno sciopero generale della sanità laziale che sarà indetto probabilmente per il prossimo 18 gennaio.

Intanto nelle strutture “interessate” dai tagli continuano presidi e proteste non stop. Al Cto, alla Garbatella, è stata allestita una tenda all’ingresso dell’ospedale che rischia la riconversione in struttura territoriale riabilitativa con la chiusura di diversi reparti.

Bondi presenterà il piano di riordino della sanità laziale solo il 31 dicembre; secondo indiscrezioni il taglio totale ammonterebbe ad oltre 450 posti letto con la chiusura di decine di reparti. Tra i più colpiti dai tagli ci sarebbe il San Filippo Neri con 120 posti letto in meno.

La revisione della sanità laziale non è un problema solo legato alla perdita eventuale di posti di lavoro ma soprattutto rappresenta un rischio per i numerosi pazienti serviti dalla sanità pubblica e che dovrebbero curarsi altrove. Resta poi ancora da sciogliere il nodo delle 13 cliniche convenzionate del San Raffaele. Lo scorso 13 dicembre il gruppo, convenzionato con la Regione Lazio, aveva annunciato la chiusura di tutte le strutture a partire dal 2013. Il commissario Bondi solo pochi giorni fa aveva annunciato lo stanziamento di 20 milioni di euro su un totale di 260 che la Regione deve al gruppo. Troppo poco per la dirigenza del San Raffaele che ancora non ha revocato la chiusura delle strutture. Una interruzione del servizio che causerebbe gravi conseguenze sociali; non solo per la perdita del posto di lavoro di circa 2000 dipendenti del gruppo ma anche per la tutela della salute dei pazienti: si tratta di malati terminali, lungodegenze, anziani senza casa che, con difficoltà, troverebbero un alternativa.

[24-12-2012]

 
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