Giornale di informazione di Roma - Martedi 12 dicembre 2017
 
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6 Nazioni, contro il Galles è un’Italia bella ma perdente

Al Flaminio i dragoni vincono 16-24. Due mete per parte e partita che si decide tutta nel primo tempo

È una di quelle sconfitte che bruciano: perché l’Italia tiene testa per lunghi tratti al Galles, perché quando gli azzurri alzano la pressione riescono a pungere, perché finalmente si vedono attacchi veloci, perché dalla piazzola vengono lasciati per strada troppi punti, perché alcune imperdonabili disattenzioni difensive costano care. In sostanza l’ennesima occasione buttata. Alla fine il punteggio condanna la migliore Italia vista sin qui al 6 Nazioni: al Flaminio il Galles passa 16-24.

I primi minuti ricalcano la partita che ci si aspettava alla vigilia: Galles che prova a manovrare l’ovale e azzurri che cercano la battaglia nei punti d’incontro, alla caccia di quel dominio nel possesso che può valere una vittoria. Pronti via ed è spettacolo puro. Al 3° l’apertura gallese Jones manda tra i pali la punizione del vantaggio ospite. L’Italia risponde con una meta. La difesa azzurra mette pressione al Galles: Masi va a braccare l’avversario, costringendolo a un controllo difficile: la palla sguscia via, Canale è rapido a raccoglierla, a calciarla avanti e a schiacciarla in meta. Mirco Bergamasco fallisse la trasformazione (brutto pomeriggio dalla piazzola per l’ala azzurra:  solo 2/5). Il vantaggio però dura una manciata di minuti. Hook trova un buco, affonda nella difesa italiana che tarda a salire, scarica per Byrne che a sua volta ricicla per Stoddart: meta gallese trasformata, e si riprende dal 5-8. Ma l’Italia c’è, Castrogiovanni fa da ariete e più di una volta guadagna metri preziosi: gli azzurri conquistano una punizione che Bergamasco non sbaglia, pareggiando i conti. Il canovaccio della partita è piuttosto definito: uno splendido Semenzato (alla fine man of the match alla seconda partita in maglia azzurra) orchestra la squadra e nella prima mezzora i suoi calci a scavalcare dalla base della ruck mettono in difficoltà il Galles. Ma ogni volta che gli azzurri tardano a far salire la rete difensiva, gli avversari colpiscono. Al 14° ancora Hook taglia in due la linea italiana, passaggio semplice semplice per Warburton che plana in mezzo ai pali: 8-15. Tutto da rifare ma è l’Italia più bella che si sia vista sin qui: Semenzato e Burton dettano benissimo i tempi di attacco, si vedono finalmente affondi veloci dei tre quarti, sui punti d’incontro gli avanti di Mallett tengono botta. E si arriva al 25°, quando l’Italia gioca una touche nei 22 gallesi: gli attacchi sono efficaci, bellissimo l’off load di Sgarbi che consente l’avanzamento sino a un metro dalla linea di meta. Si forma una ruck dalla quale Zanni è il più lesto a raccogliere e a gettarsi in meta scavalcando la trincea gallese: sembrerebbe fatta, il Flaminio esplode, Bergamasco è già pronto a calciare la trasformazione, ma il TMO nega la meta. Si torna sul vantaggio precedente, che vale solo tre punti con la punizione di Bergamasco. Magra consolazione che spegne per qualche minuto la foga azzurra: complice anche una touche che spesso fa cilecca, i padroni di casa infatti non riescono a riportarsi pericolosamente avanti. Le due punizioni di Stephen Jones in chiusura di primo tempo portano il punteggio sull’11-21, ma è un divario bugiardo.

Nel secondo tempo c’è subito Lo Cicero per Perugini, ma è paura: qualche placcaggio sbagliato potrebbe costare carissimo: ci vogliono spesso due o tre uomini per bloccare un gallese e questo crea scompiglio. La touche, poi, regala brividi inammissibili a questi livelli. Al 5° Bergamasco da lunga distanza prova il calcio di punizione, ma anche stavolta non centra i pali. L’Italia però si riordina, si raccoglie intorno ai propri punti di forza, porta maggiore pressione e trova una meta meritatissima. È Parisse a marcarla, raccogliendo l’ovale e andando a schiacciare alla bandierina: per la seconda volta si deve aspettare la decisione del TMO, ma stavolta la meta viene assegnata. Il calcio di Bergamasco è fuori e si riprende dal 16-21. Parte la girandola dei cambi: pian piano Mallett manda dentro Bernabò, Orquera, Vosawai, Canavosio e Benvenuti. Ma la benzina finisce lo stesso: e anche quando c’è la base per un buon attacco (come al 20°, quando gli azzurri hanno una mischia a cinque metri dalla meta) a fare difetto è la lucidità. La partita cala di intensità, il Galles non riesce a portare l’Italia fuori dalla propria metà campo ma in effetti non si trova mai a dover difendere situazioni davvero pericolose. E così, alla prima occasione buona, gli ospiti chiudono il match: a dieci dalla fine il Galles costruisce un drop facile facile per Hook che lima il punteggio sul definitivo 16-24.

Terza sconfitta di fila, quindi. Stavolta però l’Italia gioca bene e meriterebbe se non la vittoria almeno un divario più stretto: se ci si aspettava una prova positiva dopo il disastro londinese, almeno sul piano del gioco cose buone si sono viste. Ma è sconfitta, ed è inutile nascondere che era un altro risultato quello che ci si aspettava e che doveva arrivare. Il calendario ora ci condanna a due sfide complicatissime: Francia in casa e Scozia in trasferta.  Il cucchiaio di legno è dietro l’angolo. E la panchina di Mallett traballa.

Antonio Scafati

[26-02-2011]

 
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