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Incontro Corto: Intervista a Vieri Brini e Emanuele Policante

Emanuele Policante e Vieri Brini: una collaborazione di successo sotto il segno del cortometraggio.

Se vuoi raccontarci la tua esperienza e proporci i tuoi cortometraggi, scrivici a cinema@corriereromano.it    

di Flavia D'Angelo               
                                                  

Emanuele Policante e Vieri Brini si sono conosciuti sui banchi dell’Università, dove hanno iniziato una collaborazione che li ha portati negli ultimi anni a firmare numerosi cortometraggi e video musicali, tra cui l’originale “E’ l’amore vero male” molto apprezzato in vari festival. Attualmente, stanno per iniziare le riprese di un documentario che hanno preparato per un anno e mezzo e tengono le dita incrociate in attesa dell’approvazione definitiva per un paio di cortometraggi da girare su commissione.

Avete lavorato insieme come autori e registi in molte occasioni. Com’è nata questa collaborazione e quanto è difficile condividere le proprie scelte artistiche?

Vieri Brini
: La nostra collaborazione è nata sui banchi dell’Università: studiavamo entrambi Lettere a indirizzo cinematografico e ci siamo conosciuti tramite amici comuni, però abbiamo iniziato a lavorare insieme solo alcuni anni dopo. Uno dei principali problemi di lavorare in coppia è che se fai delle schifezze la gente pensa: “ma come, in due non riescono a fare una cosa decente!?!”.

Emanuele Policante
: Partiamo dalla considerazione che il cinema è un lavoro che coinvolge tantissime persone, per cui lavorare con gli altri deve essere un fatto acquisito. Inoltre, i film sono spesso scritti a più mani: già al cuore di progetto, quindi, le mani che creano sono spesso più di due. Credo che le difficoltà di lavorare con un’altra persona siano essenzialmente una questione di Ego. Alla fine però la questione è semplice: bisogna chiedersi se si vuole che il lavoro venga prodotto al massimo delle possibilità o se si preferisce aver ragione a ogni costo.

Un’altra cosa che avete in comune è che entrambi avete lavorato sia su vostri progetti sia su commissione: quanto è importante per un autore riuscire a interagire anche con quest’aspetto del mestiere?

EP: Forse a volte le persone dimenticano che la regia è un mestiere vero: noi lavoriamo principalmente su commissione, nel senso che la proverbiale pagnotta bisogna portarla a casa … A livello lavorativo non c’è grande differenza con un’auto-produzione. Anche quando si lavora con amici e professionisti che si prestano gratuitamente bisogna rispettare orari rigidi e tempi chiari: non si deve approfittare troppo della disponibilità altrui.

VB
: Lavorare su commissione è anche un’ottima palestra perché ti permette di affrontare situazioni differenti e ti allena a tenere testa ai produttori!

Parlando di cortometraggi, il vostro lavoro più recente “E’ l’amore vero male” è un prodotto molto originale …

EP - VB: “E’ l’amore vero male” nasce da un’idea per un videoclip di musica pop che ci era stato commissionato. Abbiamo pensato subito ai fotoromanzi: cosa c’è di più pop di un fotoromanzo? L’idea è piaciuta molto, il preventivo molto meno. Così abbiamo pensato che si potesse usare l’idea per un cortometraggio. Abbiamo girato a passo uno, realizzando circa 18.000 scatti e lavorando molto in post-produzione. La storia è assurda, proprio come nei fotoromanzi: leggete “Grand Hotel” e capirete …Vedere la reazione del pubblico è stato emozionante: nel nostro caso è stato come tornare ai film muti perché i nostri dialoghi si possono solo leggere. L’effetto in sala era straniante: silenzio, risate, silenzio, risate. Alla fine nessuno ci ha linciato, quindi direi che è andata molto bene!

Prima de “E’ l’amore vero male” avete scritto e diretto un altro corto, “Nostalgico Avvenire” in cui immaginavate di spedire i pensionati nello spazio …

VB: L’idea è nata ai tempi dell’Università, in una nottata torinese tra coinquilini in cui si parlava a ruota libera un po’ di tutto: uno dei nostri amici è venuto fuori con questa proposta per risolvere il problema demografico italiano. L’idea mi è tornata in mente alcuni anni dopo e parlandone con Emanuele è venuta fuori la sceneggiatura del corto. Quando sarò vecchio spero di avere la possibilità di scegliere il pianeta su cui essere spedito: se su Marte ci sarà overbooking mi accontenterò di Pandora …

EP: Come tutte le buone intuizioni è riaffiorata al momento giusto, da lì abbiamo lavorato su quella che è una metafora del razzismo, portando tutto alle estreme conseguenze e lavorando sull'aspetto grottesco. Poi è arrivato il decreto Maroni e ci ha superato in curva. Per i dialoghi abbiamo fatto un po’ di ricerche e abbiamo scoperto che si organizzano veramente delle conferenze sui possibili sviluppi che avrà la nostra società quando sarà normale vivere fino a 120 anni. Personalmente, non ci tengo troppo a vivere tanto a lungo.

Avete scritto e diretto molti cortometraggi, presentati anche a numerosi festival. Vi siete fatti un’idea delle possibilità commerciali del genere?

VB: Basandomi sulla mia esperienza di spettatore e frequentatore di festival posso dire che in Italia non esiste un pubblico specifico per il cortometraggio, nonostante i prodotti realizzati e i festival dedicati siano numerosissimi. L’ostacolo maggiore alla circuitazione di un corto sta proprio nel fatto che non si può ragionare sulla questione in un’ottica economico-commerciale ma soltanto artistica, proprio perché gli unici luoghi in cui è possibile vedere i cortometraggi sono i festival e le rassegne. Forse il web, usato un modo intelligente, potrebbe essere un buon mezzo di diffusione del corto.

EP: A parte il circuito dei festival, la distribuzione dei cortometraggi in Italia è praticamente inesistente. Il passaggio in sala è sostanzialmente impossibile a meno che – ottenuto il visto censura – non si riesca a convincere qualche esercente della propria città. Nella maggior parte dei casi il cortometraggio paga a monte, per fare un esempio in Italia abbiamo il progetto PerFiducia che produce cortometraggi per avere un ritorno come campagna pubblicitaria a lungo termine.

“E’ l’amore vero male” è stato presentato a una quarantina di festival. Cosa vi ha lasciato questa esperienza?

EP: Un cortometraggio vive se qualcuno lo vede, lo sente, ne parla bene o male: un cortometraggio nel cassetto è solo un dvd. Il mio consiglio a chi ha girato un corto è di spedirlo a più festival possibile, anche ci sono dei costi da considerare. Facendo i conti della serva: immaginate di spedire il cortometraggio a settanta festival (in Italia e nella maggior parte d’Europa non si paga per l’iscrizione, negli USA invece si può pagare da 5 a 100 dollari): spedire un pacchetto con dentro il dvd e la scheda in posta prioritaria costa più o meno 1.20€, per un totale di 84€. Poi ci sono altre forme di promozione come i social network, una buona indicizzazione su Youtube, un piccolo sito a costo zero con wordpress.

VP: Ciò che, in definitiva, non è quantificabile è il tempo che s’investe nella diffusione delle proprie opere. Il presupposto da cui partiamo Emanuele ed io è quasi banale: sappiamo che nessuno farà questo lavoro per noi e, se non ci impegniamo, nessuno vedrà i nostri cortometraggi. Partecipare ai festival però ha un altro lato positivo, oltre a quello di potersi confrontare con il pubblico: possiamo vedere altri cortometraggi – altrimenti difficili da visionare – e incontrare registi come noi con cui scambiare quattro chiacchiere dopo le proiezioni.

Qual è stato il budget più basso e più alto che avete avuto a disposizione? Credete che lavorare con un basso budget dia più libertà o è solo un luogo comune?

VB - EP: Il budget più basso per un cortometraggio è stato di 50€, quello più alto – finora - è stato di 10.000€. Il fatto che il basso budget permetta una maggiore libertà è assolutamente solo un luogo comune: se sono povero d’idee con 50€, figuriamoci con cinque milioni che porcata posso tirare fuori!

Per vedere alcuni lavori di Vieri Brini e Emanuele Policante clicca qui

Se vuoi raccontarci la tua esperienza e proporci i tuoi cortometraggi, scrivici a cinema@corriereromano.it    


 
 

[25-02-2011]

 
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