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Roma 2020, luci e ombre sulla candidatura olimpica

Alemanno: “Dipende solo da noi vincere”

“Dipende solo da noi vincere”. La chiusura del sindaco Alemanno della due giorni degli Stati generali ha fotografato esattamente il cammino che attende la candidatura capitolina alle Olimpiadi 2020.

Spente le luci del Palazzo dei Congressi, il coro entusiasta dell’Eur si confonde con pochi ma decisivi interrogativi rimasti in sospeso. Nell’analisi dei chiaroscuri olimpici, il successo di Roma 1960 incoraggia a pensare in grande. La Capitale e l’Italia hanno già dimostrato di sapere essere all’altezza della sfida.

“Furono le Olimpiadi del disgelo internazionale e dell’avvio del boom economico italiano” hanno ricordato ieri il sottosegretario Letta e il presidente del Coni Petrucci. Proprio l’autorevolezza della squadra e la benedizione diretta del premier Berlusconi rappresentano un altro tassello di un progetto potenzialmente vincente. In particolare, la forza all’interno del Cio del presidente del Comitato esecutivo Pescante potrà pesare al momento giusto a favore di Roma. Suo è stato già l’apporto risolutore per la riuscita dei Giochi invernali di Torino nel 2006.

Sul fronte impianti, 33 su 42 di quelli previsti sono già esistenti. “A Roma serve solo una rinfrescata” ha commentato ieri Diego Della Valle, uno degli uomini forti del dream team di imprenditori che compone il Comitato d’onore. “Valorizzare l’esistente” ha detto anche il presidente della Provincia Zingaretti, dove l’esistente deve essere anche l’incompiuta città dello sport di Tor Vergata. Il progetto dell’era veltroniana è il simbolo delle ombre che pesano su tutta l’avventura. Doveva essere l’orgoglio dei Mondiali di nuoto del 2009, invece ha dovuto lasciare il posto ai tubi innocenti del Foro italico e alle piscine inquisite dei circoli romani. “Mancanza di fondi” si disse, ma forse i costosi gusci di Calatrava pagarono anche priorità di colore politico contrario. Tutti gli attori della due giorni romana hanno invocato la linea dell’ampia condivisione bipartisan, ma il sorprendente rifiuto della vigilia di Luca Cordero di Montezemolo al ruolo di “prima guida” indica un confronto tutt’altro che olimpico con la Lega. Mugugni nelle stessa direzione sono arrivati nei giorni scorsi da tutto il Pd, con in testa Nicola Zingaretti e Walter Veltroni. All’opposizione spetta ora indicare il nome del terzo vice-presidente del comitato esecutivo: si parla dell’ex sindaco Franceso Rutelli, che chiede un consenso unanime, in primis sul fronte delle stesse minoranze. Quanto al budget, i cordoni della borsa saranno presidiati da un uomo di fiducia del ministro Tremonti, l’economista Marco Fortis. I 42 milioni di euro destinati alla complessa macchina della promozione potrebbero, però, non essere sufficienti: sono oltre 100 quelli stanziati da una temibile avversaria come Tokio. La cocente sconfitta con Atene 2004 sia un monito alla perfezione più che una garanzia di successo.
 
 

[24-02-2011]

 
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