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Ue: dure sanzioni per chi assume clandestini

Taglio fondi Ue e obbligo risarcimento mancati contributi

Franco Frattini, commissario Ue per la giustizia

Dare lavoro nero ad un clandestino sarà sempre meno vantaggioso. Oggi molti imprenditori ottengono lauti profitti facendo lavorare immigrati irregolari sprovvisti di permesso di soggiorno, ai quali danno in cambio paghe da fame e naturalmente nessuna copertura o contributo.

Presto questi facili guadagni potrebbero però trasformarsi in un boomerang per tutti i datori di lavoro nero nell'Unione europea. La Commissione Ue presenterà infatti il prossimo 30 maggio una direttiva, cioè una legge applicabile in tutti i paesi Ue, con la quale si stabiliranno sanzioni amministrative comuni in tutta Europa per coloro che sfruttano i clandestini. Come spiegano fonti vicine al commissario Ue per la Giustizia, Franco Frattini, le sanzioni imposte da Bruxelles saranno prevalentemente di natura economica, mentre i singoli stati continueranno ad applicare gli interventi penali che ritengono necessari.

Tra le misure già inserite nella bozza di direttiva c'è il taglio dei fondi europei per le aziende che fanno uso di irregolari. Si tratta di una pratica molto diffusa soprattutto nel settore agricolo, dove alcune imprese risultano perfettamente in regola per percepire i generosi finanziamenti della Politica agricola comune europea (Pac), ma poi fanno uso di clandestini e di lavoro nero di ogni genere per effettuare i lavori. Altri settori che sarebbero toccati da questa misura sono il turismo e l'edilizia, grandi recettori di fondi Ue ma allo stesso tempo spesso irregolari. L'effetto boomerang più evidente si avrebbe però con l'obbligo di ripagare ai lavoratori in nero tutti i contributi non versati. Se i clandestini fossero inoltre nella condizione legale di dover essere rimpatriati immediatamente, le spese aeree del viaggio di ritorno sarebbero a carico degli imprenditori fraudolenti. La direttiva dovrà essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio, composto da tutti i 27 stati Ue. L'iter non sarà dunque breve, ma le misure saranno chiaramente retroattive.

[28-03-2007]

 
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