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Scoperte fabbriche di documenti falsi

tre arresti, indagini partite nel 2005

Vere e proprie fabbriche di documenti falsi, destinati al mercato dell'immigrazione clandestina, una scoperta al Prenestino e l'altra a Tor Bella Monaca dagli agenti della Questura di Roma nell'ambito di un'indagine congiunta della squadra mobile, dell'Ufficio immigrazione e del commissariato Colombo.

Nelle due centrali di riproduzione venivano copiati alla perfezione permessi di soggiorno, carte di circolazione, di identità, patenti e altro. Erano migliaia i documenti prodotti dalla "fabbrica del falso", scoperti dalla polizia, che ha arrestato nella Capitale un egiziano, un marocchino e un italiano: uno dei due nordafricani era stato indagato per terrorismo. La banda di "perfetti falsari" si serviva per le copie di alcuni documenti veri trafugati durante la fase di consegna all'ufficio immigrazione di Roma.

E non è escluso che i documenti possano essere finiti nelle mani di chiunque, perfino terroristi. Le indagini sono partite nel 2005 dopo il furto di 1.500 certificati originali, in bianco, per il permesso di soggiorno. Finora sono circa 700 i permessi originali contraffatti recuperati e che erano in possesso di stranieri thailandesi, egiziani, marocchini e cinesi. Nel dicembre scorso è avvenuta la svolta nelle indagini, quando la polizia ha fermato un egiziano di 50 anni con precedenti, Saied, che mandava, attraverso una società di spedizioni, i documenti falsi, pagati anche a 1.500 euro.

Uno dei luoghi dove adescare i clienti a Roma era la discoteca ''Lo Squalo'', frequentata da stranieri, e di cui Saied era il titolare. Il suo complice marocchino di 50 anni, invece, fabbricava i falsi. All'interno del suo appartamento a Centocelle è stata scoperta una botola coperta dalle mattonelle, che nascondeva un laboratorio. Qui sono stati sequestrati complessivamente 193 adesivi con il logo della Repubblica, 143 timbri di diverse Questure e comuni italiani, 190 carte di circolazione 90 carte di identità in bianco di vari comuni e altro. Tutte carte che avevano la copertura di nomi di alimenti: i falsari comunicavano tra loro attraverso un ''codice culinario'', chiamando ''fagioli'' i permessi falsi, mentre le patenti e le carte identità erano la "carne e le lenticchie". Proseguono le indagini della squadra mobile e dell'ufficio immigrazione di Roma, per capire a chi fossero destinati i documenti.

[23-02-2011]

 
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