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Cronaca Giudiziaria
 
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Lei lo cura, lui se ne innamora e la perseguita. Un caso di stalking con sentenza a sorpresa

Condannato in primo grado, viene assolto per un errore degli avvocati. Ora deve essere risarcito.

Dieci anni di molestie - Si erano conosciuti nel 1999 nel pronto soccorso di un ospedale romano, lei dottoressa in servizio, lui malato bisognoso di cure, e lì in corsia è nato un amore. Mai corrisposto.
A cominciare da quel giorno, infatti, l’uomo iniziò ad assillare la donna in maniera sempre più insistente e minacciosa, pur senza mai avvicinarla personalmente, con lettere, telefonate ,minacce e costosissimi regali mai accettati e sempre respinti al mittente. Tutto ciò è durato dal 1999 ad oggi, con una sola “pausa di silenzio” dal 2006 al 2009, anno in cui l’uomo riprese l’attività di stalking in maniera a dir poco singolare: Il 15 settembre, spedisce alla “corteggiata” una lettera con allegato un assegno da 20 mila euro, con su scritto: “ in ricordo dai cinque minuti trascorsi insieme al pronto soccorso, che son o gli attimi più belli della mia vita”. Poi il 29 successivo, in un altro messaggio, l’uomo si fa più diretto: “L’offerta di 20 mila euro,  per uscire insieme, scade il 15 ottobre2009, dopodiché passerò alle vie di fatto. Ti consiglio di accettare la mia proposta fino a che sei in tempo; non  costringermi ad usare mezzi che non vorrei utilizzare….sappi che uscirà la notizia sui giornali…ho preparato tutto nei minimi particolari…ti conviene uscire con me ed intascarti i soldi altrimenti andrai incontro ad un destino amaro”. Il 12 ottobre del 2009 il molestatore viene ovviamente arrestato.

La sentenza rovesciata – E’ qui che c’è il colpo di scena: l’imputato, che una perizia aveva definito come “affetto da patologia narcisistica e con un animo da bambino,ma capace di intendere e di volere”, viene condannato in primo grado ad un anno di reclusione da scontarsi agli arresti domiciliari. Fin qui, tutto secondo le regole, se non fosse che un errore nel compilare il modulo di querela, invalida la sentenza, e la Corte d’Appello di Roma non può far altro che dichiarare: “La corte assolve l’imputato per difetto di rituale di querela perché redatta e sottoscritta dai soli difensori della parte offesa e perché il conferimento di procura speciale è priva di data e luogo di conferimento”. Non solo, ma la sentenza della corte, presieduta da Vincenzo Roselli, annullando la condanna ad un anno di reclusione inflitta dal gup in primo grado e revocando gli arresti domiciliari, ha anche affermato che “la giurisprudenza di legittimità ha evidenziato anche la sussistenza del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione”. Un’azione che l’avvocato difensore Raffaella Monaldi ha ovviamente già avviato.

Oltre il danno, quindi, anche la beffa per la dottoressa del pronto soccorso, che ora ha di nuovo il suo “incubo” a piede libero, bisognoso di attenzioni…e di risarcimenti.

 Stefano Pesce

 
 

[21-02-2011]

 
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