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Protesta all'ambasciata libica in via Nomentana

i manifestanti "via il dittatore Gheddafi, massacro sul popolo libico"

Mentre in Libia scoppia la rivolta popolare, con Gheddafi che già sarebbe fuggito in Venezuela, a Roma un centinaio di cittadini libici hanno manifestato la loro preoccupazione e i loro timori per la sorte dei parenti e del loro paese.

Circa un centinaio di cittadini libici hanno esposto striscioni contro il "rais" proprio sotto alla sede dell’ambasciata di via Nomentana mentre da Tripoli arrivano notizie terribili: 61 morti, saccheggi, il Parlamento in fiamme. A Bengasi le vittime sarebbero 300.

I manifestanti sono stati critici anche con il governo italiano, su uno striscione si legge "Berlusconi fermo di fronte al massacro del popolo libico". I manifestanti libici e nordafricani chiedono che il governo italiano "rompa il silenzio" di fronte al "massacro" ordinato dal "dittatore" Gheddafi.

Gheddafi è responsabile – dicono i libici scesi in piazza a Roma - di tante sofferenze per il popolo, ora si invoca la fine politica. Un cambiamento radicale, come avvenuto in Tunisia e Egitto. Una nuova primavera del mondo arabo che percorre la sua strada per la democrazia, per elezioni libere.

"E' incredibile - racconta in lacrime una signora - sono giorni che non riesco a comunicare con mio figlio, non so cosa gli sia successo. E' ora di finirla con questo regime, sparano sulla folla, sparano su innocenti".

 
 

[21-02-2011]

 
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