
Una storia al limite dell’assurdo,
una famiglia in difficoltà che dopo una vita si vede costretta a lasciare la casa dove ha vissuto da sempre. E’ l’epilogo della vicenda della signora
Laura De Santis, romana, 57 anni ed invalida al
75% con gravi problemi di epilessia.
Questa mattina Laura, in
via dei Lincei 30, a Tor Marancia è in ansia per l’arrivo dell’ufficiale giudiziario e del fabbro. La storia della signora Laura inizia negli anni ’80 quando la sorella calabrese–con cui non la signora non si parla da anni- decide di vendere l’abitazione ad un presunto esponente del clan dell'ndrangheta calabrese Comisso. All’inasputa della signora Laura agli inizi degli anni ’90 si presentano a casa gli uomini dell direzione investigativa antimafia.
"Si sono presentate quattro persone della Dia, mi hanno interrogato come se avessi saputo qualcosa o se fossi collusa con la mafia -racconta la signora Laura- poi hanno visto che non c'entravo niente e mi hanno spiegato che la casa era finita sotto sequestro preventivo perché di proprietà di un mafioso".
L’immobile quindi viene sequestrato in via preventiva ma dopo circa 18 anni di carcere, il proprietario uomo “della locride” lo rivuole indietro poiché la casa non è mai stata confiscata alla mafia e quindi non è di proprietà pubblica.
In attesa che diventi esecutivo l'emendamento al
decreto milleproroghe che proroga di un altro anno le esecuzioni degli sfratti restano centinaia le famiglie romane in difficoltà. Continuerà invece fino a domani il presidio di
Action in via Romagna, un’ex albergo occupato da giovedì mattina, almeno fino a quando non si avranno risposte certe sull’emergenza abitativa in un incontro in programma venerdì con il sindaco Alemanno.