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Romeo e Giulietta

Riccardo Scamarcio e Deniz Ozdogan protagonisti all’Eliseo dell’immortale capolavoro di Shakespeare

Sarà un amore intriso di violenza, che si esprime violentemente quello di “Romeo e Giulietta” proposto da Riccardo Scamarcio e Deniz Ozdogan nell'adattamento e la regia di Valerio Binasco che ha debuttato il giorno di San
Valentino all'Eliseo.

In questa lettura, è un amore il loro che conosce solo la violenza, quella forte del contesto in cui nasce, una piccola cittadina come doveva essere Verona, devastata da una faida sanguinosa da cui tutto e tutti sono segnati. Una violenza che ci rimanda facilmente a quella dei nostri giorni e così i costumi saranno contemporanei e i Capuleti e Montecchi potrebbero anche far pensare, avere lo stile e il gusto di certi camorristi, basti ricordare le statue d'oro dei due ragazzi che vorranno erigere loro alla fine.

Scamarcio si è detto "stanco e agitato" a pochi giorni dalla prima, ma anche "personalmente molto soddisfatto” per il percorso compiuto in questo mese e mezzo di prove durante il quale ha scoperto cose nuove su quanto terapeutico e psicanalitico possa essere il teatro. “C'é un momento in scena – ha spiegato l’attore durante una conferenza stampa - mentre provi il personaggio, in cui non parli, ma sei da lui parlato, non agisci, ma sei agito e vivi una soppressione momentanea del tuo ego, quello che, per proteggerti, ti vorrebbe portare verso ciò che conosci, che sai fare, davanti al tuo procedere verso qualcosa d'ignoto che nemmeno chi ti dirige sa cosa sarà.

L'atto creativo è un'energia che non controlli, un transfert terapeutico appunto, specie per chi ha un ego strabordante come il mio. Il teatro permette un'esperienza mistica esaltante come quella di certe tradizioni peruviane, una
sensazione di distacco dal corpo, ma senza l'uso di droghe".

A completare il casta artistico, Antonio Zavatteri, Filippo Dini, Fabrizio Contri Andrea Di Casa, Lisa Galantini,  Simone Luglio, Gianmaria Martini, Giampiero Rappa, Nicoletta Robello, Roberto Turchetta, Fulvio Pepe e Milvia Marigliano.
“La cosa che più mi attira in ‘Romeo e Giulietta’ – ha confessato il regista - è la crudeltà, spesso involontaria ma ancor più spesso consapevole, che nasce dall’imbecillità umana. A parte i due protagonisti, in qualche modo ‘salvati’ dall’innamoramento, e dall’innamoramento convertiti al pacifismo, tutti gli altri si muovono minacciosi e vittoriosi verso il domani dell’umanità. Che è il nostro oggi, ahimè.  Abbiamo visto tutti che bella carriera hanno fatto  e stanno facendo nella Storia gli imbecilli violenti, e quale pessima gli innamorati pacifisti. Se la morte dei due innamorati doveva servire a placare gli animi, secondo le teorie di René Girard, allora ci troviamo dinnanzi a due capri espiatori. All’epoca di Shakespeare è probabile che lo shock morale della morte di due innocenti fosse sufficiente a fermare un’escalation di stragi. Oggi non funziona più. I capri ammazzati son capri morti e basta, di espiatorio non si vede nulla”.

[16-02-2011]

 
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