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Tenuta dell’Acquafredda: lo sfratto slitta al 14 marzo

Per i contadini che vivono e lavorano nella tenuta dell’Acquafredda si apre un altro mese di speranza, ma gli spiragli sembrano pochi

Per i contadini che vivono e lavorano nella tenuta dell’Acquafredda slitta la data dello sfratto: l’ufficiale giudiziario ha comunicato che i residenti dovranno andarsene il 14 marzo. Il Vaticano, che possiede gran parte dell’appezzamento e che ha deciso per lo sfratto, concede altri trenta giorni. 

Si profila dunque un altro mese di respiro e di speranza per le dieci famiglie (sessanta persone circa) che abitano nella tenuta e che stamattina erano pronte a bloccare lo sfratto: l’ufficiale giudiziario era infatti atteso per le undici, poi è arrivata la comunicazione della proroga. Si tratta del terzo rinvio, visto che già il 25 gennaio ai contadini era stata comunicata la nuova data di sfratto.

Il problema però rimane. Un mese in più prolunga solamente una speranza appesa a un filo. Per i contadini che abitano lì e che lavorano la terra, uno sfratto significherebbe non solo dover trovare una nuova casa, ma anche perdere il lavoro. “Ci vorrebbero togliere la casa e ci vorrebbero togliere anche il lavoro, perché noi abbiamo delle licenze di vendita di prodotti ortofrutticoli al mercatino rionale” dice Franco Ruggeri, uno dei contadini dell’Acquafredda. “Se ci tolgono la terra ci tolgono in pratica anche la licenza.” Il problema lo spiega altrettanto bene Renato Rizzo, dell’Unione inquilini: “si devono reinventare il lavoro, si devono reinventare una impostazione di vita perché essere contadini non è una cosa che si fa dall’oggi al domani, devono trovare una nuova casa, hanno degli animali da sistemare che non sanno dove mettere: sarebbe drammatico.”

Il Vaticano finora non ha voluto sentir ragioni e forte delle cause vinte ha deciso di procedere. Le famiglie chiedono da tempo un incontro per discutere il problema e trovare una soluzione, ma la Santa Sede ha sempre evitato di sedere a un tavolo. I contadini lamentano lo stesso atteggiamento da parte delle istituzioni: né il Comune né la Regione hanno dimostrato interesse per la loro sorte.

Al fianco dei contadini si sono schierate invece tutte le forze di opposizione, Verdi in testa, convinte che dietro allo sfratto ci sia una speculazione. Lasciate la tenuta incolta, i Verdi temono che il comune possa sottoscrivere un accordo di programma con il Vaticano. In cambio la santa sede avrebbe il via libera alla costruzione di palazzine sul terreno. “Riteniamo fondamentale che questo area venga preservata con uso e destinazione di tipo agricolo” chiede Nando Bonessio, presidente dei Verdi Lazio “perché significa preservarla da strumentalizzazioni e speculazioni edilizie.”

Antonio Scafati

[15-02-2011]

 
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