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Rugby, l’Inghilterra distrugge l’Italia 59-13

Pomeriggio da incubo per gli azzurri di Mallett: a Twickenham l’Inghilterra passeggia sull’Italia, segnando otto mete e dominando tutte le situazioni di gioco

L’Italia torna da Londra con le ossa rotte: le otto mete segnate dagli inglesi (quattro solo dall’ala Ashton) rappresentano una lezione terribile ma giusta per gli uomini di Mallett. L’Italia latita in quelli che fino a ieri erano punti di forza: difesa, aggressività degli avanti. In attacco, invece, i problemi sono quelli di sempre: poche idee e confuse. Possesso e territorio sono tutti per i padroni di casa, che tengono un ritmo elevatissimo per gli ottanta minuti e travolgono letteralmente gli azzurri.

L’Italia parte con l’intenzione di provare a giocare l’ovale più di quanto fatto finora. Le dichiarazioni che hanno preceduto la partita sono rispettate in pieno: ovale che gira, azzurri che si esibiscono in tante fasi d’attacco alla ricerca di un varco che però non si trova. L’Inghilterra invece colpisce il bersaglio grosso al primo tentativo, dimostrando come il rugby in fondo sia uno sport semplicissimo, a saperlo giocare. L’apertura Flood trova un varco in mezzo al campo, galoppa una ventina di metri e scarica facilmente per Ashton, che plana in mezzo ai pali segnando la prima delle sue quattro mete. 7-0 dopo due minuti, l’inizio peggiore che poteva esserci ma l’Italia sembra non perdere il filo logico del pomeriggio e con Bergamasco piazza subito una punizione fondamentale. Gli azzurri insistono con un circolazione di palla che però è sterile e il piede di Flood dalla piazzola vale il 10-3 al decimo minuto. Tre minuti e Bergamasco accorcia ancora sul 10-6, prima di fallire una punizione da distanza siderale. Ma la partita ha già preso un binario preciso. È un’Inghilterra che è uscita dagli spogliatoi con la carica giusta, è un’Inghilterra che tra le mura amiche non vuole lasciarsi imbrigliare nella difesa azzurra. E siccome i bianchi hanno i mezzi per affondare, affondano. Al 22° Flood e Ashton provano a riproporre la giocata che è valsa la prima meta: l’Inghilterra avanza, ma sullo sviluppo dell’azione Bergamasco riesce a intercettare un ovale preziosissimo e tenta di scappare. È placcato, e con la sua corsa si esaurisce anche l’ultimo brivido che l’Italia sa regalare. Anche perché al 25° Orquera non riesce a bloccare Hape che può lanciare ancora Ashton in meta. Il 17-6 del primo quarto di gioco racconta di una partita dove in sostanza l’Inghilterra si impone nelle due cose che servono per vincere nel rugby: possesso e territorio. E poi ci sono le mete, certo: ma quelle ai bianchi non mancano. Al 28° Cueto scappa sulla linea laterale, l’up & under vale un avanzamento notevole e Bergamasco non può fare altro che spazzare alla disperata la palla in touche. Dalla rimessa laterale l’Inghilterra costruisce una splendida meta proprio con Cueto che conclude uno scambio bellissimo. Flood trasforma ed è già 24-6. L’Italia è stordita, sbaglia un numero infinito di rimesse laterali, perde le distanze in difesa, non riesce a dettare legge con gli avanti, commette troppi falli e assiste impotente allo show dei padroni di casa, che con Tindall al 34° schiacciano l’ovale per la quarta meta. 

Il secondo tempo comincia con una doccia fredda: cartellino giallo a Castrogiovanni e Italia costretta all’inferiorità numerica per dieci minuti durante i quali l’Inghilterra aggredisce ripetutamente la traballante trincea azzurra. Proprio quando Castrogiovanni è pronto a rientrare, Banahan (da poco al posto di Cueto) trova l'ennesimo spiraglio: viene fermato a un metro dalla linea di meta, ma Ashton è di nuovo il più veloce a raccogliere e a schiacciare. L’incubo di Twickenham comincia ad assumere proporzioni imbarazzanti, il tabellone recita un impietoso 36-6 ma la sensazione è che sia notte fonda. L’Inghilterra intanto cambia la mediana: escono Flood e Youngs, entrambi superlativi, per fare posto a Wilkinson e Care. Proprio quest’ultimo sempre da ruck raccoglie l’ovale, sguscia tra Dellapè e Lo Cicero e fa lievitare il punteggio: Wilkinson non sbaglia e si arriva al 45-6. Ormai l’Italia ha perso fiducia, non funziona più niente: pessima soprattutto la touche, dove gli azzurri perde un’infinità di palloni. L’Inghilterra invece fa praticamente quello che vuole, mantenendo il possesso della palla e impedendo agli azzurri di lasciare la propria metà campo. Mallett prova a mettere dentro forze fresche, ma è inutile: il pomeriggio è segnato e non c’è cambio che tenga. L’Italia però riesce comunque a trovare una meta: gli azzurri finalmente mantengono il possesso da una rimessa laterale e la maul avanzante entra in aria di meta. L’ovale lo schiaccia Ongaro, ma il merito dei cinque punti è di tutto il pack. Non è l’inizio di uno spunto di orgoglio, perché Haskell rimette subito le cose in chiaro, anche perché Orquera se lo dimentica e gli apre un corridoio enorme per la meta. A pochi minuti dalla fine Ashton completa il suo pomeriggio perfetto: raccoglie il passaggio di un Banahan scappato sulla linea laterale e schiaccia a terra. Wilkinson mette tra i pali anche questa trasformazione, prima di placcare Masi a un metro da quella che poteva valere la seconda meta azzurra. 

La partita finisce lì, con un 59-13 che basterebbe da solo a raccontare un pomeriggio terribile per l’Italia. Troppo più forte l’Inghilterra, vero: ma gli azzurri sbagliano probabilmente piano di gioco, tentando di muovere l’ovale più di quello che dovrebbero e lasciando ai padroni di casa la possibilità di esibirsi in ripartenze micidiali. Ma non solo: preoccupanti i passi indietro in difesa, in touche e nel dominio dei punti d’incontro. L’Inghilterra invece fa tutto alla perfezione: domina con il pack, e nei tre quarti la differenza è troppa.
Si torna da Twickenham di nuovo con la consapevolezza di essere lontani anni luce dall’elite della palla ovale.

Antonio Scafati

[12-02-2011]

 
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