di Rosario SpartiBecca e Howie Corbett sono una coppia felicemente sposata, il cui mondo perfetto cambia per sempre quando il figlio Danny rimane vittima in un incidente. I Corbett, entrambi alla deriva, finiranno per prendere sorprendenti e pericolose decisioni nello scegliere il cammino che determinerà il loro destino.
Presentato all’ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, la pellicola è la trasposizione cinematografica dell’omonima piece teatrale di
David Lindsay-Abaire, premio Pulitzer nel 2007. Prodotta da
Nicole Kidman, la pellicola segna una inversione di tendenza per il regista
John Cameron Mitchell, finora sperimentatosi in pellicole indipendenti trasgressive ed ipercolorate come HEDWIG e SHORTBUS.
Siamo di fronte ad un classico tema hollywoodiano, già affrontato molte volte anche da pellicole europee come LA STANZA DEL FIGLIO, che ci mette di fronte alla lotta d’una coppia di genitori dopo la situazione più tragica che possa mai capitargli: sopravvivere a un figlio. Il regista scava tra i dettagli della storia, cerca il più possibile di non essere consolatorio, affronta il tema con misura, riuscendo nell’intento di colpire lo spettatore senza affondare troppo il colpo.
Non si riesce, però, a nascondere una certa cura eccessiva nella preparazione degli eventi narrati, che rischia di far divenire il fim a tratti poco sincero e prevedibile. A compensazione di ciò c’è l’ottimo lavoro, vibrante e sincero, da parte del cast: un buon
Aaron Eckart, una
Dianne West che vorremmo vedere più spesso ma, soprattutto, una
Nicole Kidman, in eterna lotta con il botulino, che con questa interpretazione, degna dei vecchi tempi, cerca di riportarsi al centro della scena.