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Scoperta organizzazione malavitosa romana

Acquistavano droga dal mercato napoletano, la rivendevano a Roma e reinvestivano i guadagni

E' stata neutralizzata questa mattina, dopo un'indagine durata un anno, una banda criminale operante a Roma, ma con legami nell'ambiente camorristico partenopeo. Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, in collaborazione con lo S.C.I.C.O. (nucleo speciale per l'investigazione della criminalità organizzata), sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Pietro Saviotti e del pm Pierluigi Cipolla, ha eseguito 23 ordinanze di custodia cautelare, e nel corso di oltre 80 perquisizioni nella capitale, ha sequestrato beni per un valore di 2 milioni di euro. 

LE INDAGINI - Un vero e proprio "business criminale" quindi, che aveva la sua origine negli ambienti malavitosi di Napoli e provincia: dalle indagini è infatti emerso che due dei 23 soggetti arrestati risultano avere legami con il clan dei Casalesi. Conoscenze ovviamente necessarie per poter entrare nel circuito dello spaccio di droga. Droga che veniva comprata a Napoli, trasportata a Roma, e qui spacciata.Ma questo passaggio non rappresenta che una parte dell'intero congegno criminale ideato come un "circolo virtuoso" per il riciclaggio del denaro sporco. Infatti, il guadagno realizzato con lo spaccio, veniva reinvestito nell'acquisto di auto rubate, che venivano accuratamente "ripulite", in officine anch'esse di proprietà degli stessi criminali, e rimesse in commercio intere, o a pezzi nel mercato dei ricambi illegali. Altro denaro veniva poi investito nell'acquisto di locali commerciali di vario tipo, tra cui anche bar e sale giochi, nonché di beni di lusso a uso e consumo degli stessi malavitosi. 

LA RETE ROMANA - La banda operava in una zona ben determinata della capitale, uno spicchio di territorio a est, racchiuso tra la Tiburtina e la Cassia, dove avevano sede fissa le attività criminali: nella zona di Tor Cervara avveniva la ricettazione delle auto rubate, in zona Prenestina era invece concentrato il grosso delle attività commerciali per il riciclaggio, mentre la vera e propria base organizzativa aveva sede in zona Giardinetti, fuori dal raccordo anulare. Un modo di operare molto noto a Roma, come ci spiega il Procuratore Aggiunto Saviotti: “Roma è una realtà territoriale vasta e, si sa, c’è spazio per tutti. Le bande criminali qui non si intralciano a vicenda, ma ognuna occupa il suo spazio ben delimitato e riconosciuto dalle altre”, e prosegue “abbiamo cercato prima di tutto di aggredire i patrimoni della criminalità e, visto l’ammontare dei beni sequestrati che ad oggi sfiora i 2 milioni di euro, posso affermare con piacere che siamo di fronte a una di quelle indagini che si ripagano da sole: tutte le intercettazioni ambientali, quelle telefoniche, i pedinamenti, e tutti gli altri mezzi utilizzati per portare avanti l’indagine, hanno avuto un costo che ora si ripaga pienamente”.

Stefano Pesce

 
 

[07-02-2011]

 
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